Il professor Massimo Galli è stato ospite di Radio Radio. Nella circostanza, l'infettivologo è tornato sulle questioni legate al Coronavirus, sottolineando come i dati vadano sempre valutati a distanza di tempo. Ha segnalato, inoltre, come non sarà il vaccino, considerati i tempi, ad intervenire in maniera risolutiva nell'emergenza, mettendo in evidenza come la Covid-19 ha probabilmente tolto visibilità ad altri patogeni che continuano a rappresentare una minaccia. Ci sono, infatti, scenari in evoluzione per l'uomo. L'esempio delle infezioni batteriche per il 2050 come grandi portatrici di morte risulta particolarmente esemplificativo.

Galli sottolinea che il vaccino per il coronavirus arriverà tardi

La domanda più ricorrente che si pone agli scienziati riguarda quando si potrà avere un vaccino. Una soluzione immunologica che, però, rischia di arrivare tra troppo tempo affinché possa essere considerata risolutiva. "Io - ha detto Galli - sono convinto da tempo che se noi aspettiamo il vaccino questa epidemia non la fermiamo. L'ho sempre coerentemente detto". Le armi da usare, secondo l'infettivologo, sono altre. Quello che va messo in atto sono una serie di provvedimenti, quello più clamoroso e di successo è stato il distanziamento sociale. Bisognerà tenere conto di tutte una serie di opportunità/indicazioni perché si rischia di ricominciare non solo con il lavoro ma anche con il virus".

"Il vaccino - ha evidenziato - non arriverà abbastanza presto per toglierci dai guai".

Negli ultimi mesi si è parlato molto di coronavirus e molto poco di tutto il resto. L'errore che si rischia di compiere è dimenticare le patologie che non siano la Covid-19 che, in alcuni casi, non sono state neanche curate in ospedale.

"Una volta finita l'emergenza - ha evidenziato - ci renderemo conto di avere avuto molti più problemi per tutti quelli che non sono riusciti a venire a curarsi in ospedale e sono morti a casa loro". Noto è, ad esempio, il caso dei cardiologi che hanno segnalato il fatto che pazienti colti da infarto hanno ritenuto opportuno non recarsi in ospedale per scongiurare il rischio contagio.

Galli spiega che il coronavirus non ha spazzato altri patogeni

Un errore è quello di sottovalutare il problema le così dette "infezioni nosocomiali". Destino che coinvolge spesso pazienti ricoverati in strutture ospedaliere, a volte immunodepressi, e che sono risultate oggetto di dibattito scientifico. Il fatto che, adesso, nella Rsa e nelle strutture si muoia di più di Covid-19 potrebbe lasciare intendere che il problema sia stato quasi 'sovrascritto'. Non per Massimo Galli che spiega: "Le infezioni nosocomiali credo le abbiano avute anche quelli con la Covid-19. Non credo che tutti siano passati indenni".

Galli, da infettivologo, ritiene che questo momento storico possa anche essere sfruttato come opportunità per uno screening verso determinati patogeni: "Sarebbe una buona cosa che per molte persone che si sottoporranno a test vari, approfittare per fare uscire, ad esempio, il sommerso".

La Covid-19, come puntualizza il professore, non contribuirà a liberare l'umanità da mutanti resistenti e batteri vari, anzi. "E' una cosa - specifica - di cui non ci liberiamo. Questa sarà una battaglia importante. Nel 2050 rischiamo di avere più morti per infezioni batteriche di quante se ne avranno per tumore".

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