Robert O'Brien, consigliere alla Sicurezza nazionale del presidente americano Donald Trump, esponendo alla Cina la richiesta di ritirare la dura legge sulla sicurezza nazionale, anche dopo i recenti scontri polizia-manifestanti, ha detto di essere molto preoccupato per l'arresto di Jimmy Lai, al secolo Lai Chee-Ying, ricco imprenditore (con anche la cittadinanza britannica) dell'editoria di Hong Kong e potente mecenate dei movimenti pro-democrazia.

Le cause del fermo sono dovute proprio alla legge sulla nuova legge sulla sicurezza nazionale che Lai avrebbe violato. I suoi uffici alla Next Digital e la redazione del tabloid Apple Daily sono stati perquisiti da cima a fondo.

La polizia di Hong Kong ha così sferrato colpo a questo magnate dell'editoria. Lai è stato fra i più forti sostenitori dell'opposizione alla morsa cinese sulla città di Hong Kong; è stato arrestato direttamente a casa sua e portato nei locali delle sue aziende con i polsi ammanettati.

Una vasta operazione di polizia

L'operazione, durata tutta la giornata, ha visto arrestati anche i due figli dell'imprenditore settantadueenne, gli attivisti Agnes Chow (cofondatrice con il collega Joshua Wong del partito Demosisto, ormai sciolto) e Wilson Li, attivista e giornalista del canale britannico ITV News. La polizia ha spiegato alla stampa che questa mossa è stata presa per fermare persone che stavano promuovendo l'adozione di sanzioni estere.

Questo quanto dichiarato dal sovrintendente Steven Li, coordinatore delle operazioni di perquisizione nelle sedi delle aziende di Jimmy Lai.

La polizia ha effettuato un'attenta analisi di tutto il materiale presente negli uffici, dispiegando circa 200 agenti di polizia e uscendo dai palazzi con numerosi scatoloni pieni di materiali utili alle indagini accusatorie. L'operazione è stata anche filmata da alcuni dipendenti di Lai in diretta Facebook, mostrando anche momenti di estrema tensione, sfociati quasi in duri scontri fisici.

La preoccupazione internazionale

Sono arrivate le reazioni del segretario di Stato americano Mike Pompeo e dalla Gran Bretagna, molto preoccupata per questa escalation; questo mentre Pechino invece si definiva soddisfatta per i fermi.

Il magnate era già stato arrestato in precedenza l'anno scorso con l'accusa di "collusione con forze straniere" a causa di un incontro con una missione statunitense alla quale parteciparono diversi attivisti, il segretario di Stato Mike Pompeo, il vicepresidente Mike Pence e la speaker della Camera, Nancy Pelosi.

Il capo della Hong Kong Journalists Association, Chris Yeung, ha definito questa operazione di polizia "da shock terrificante". Il Foreign Correspondents' Club si espresso con molta preoccupazione, definendo l’accaduto una nuova pagina oscura della libertà di stampa.

La superpotenza cinese continua nella sua stretta sull'ex colonia britannica e risponde duramente a ogni pressione esterna, soprattutto alla sanzioni di Washington: già 11 americani fra cui diversi senatori sono iscritti nella lista nera di Pechino; chiara ritorsione alle mosse di Donald Trump nei confronti di alcuni funzionari di Hong Kong, come ad esempio la governatrice Carrie Lam.

Intanto Pechino ha fatto avvicinare i propri aerei da caccia verso l'isola di Taiwan. Il ministero della Difesa di Taipei ha dichiarato che gli apparecchi sono stati tenuti sotto osservazione grazie a dei missili antiaerei e dal supporto dell’aviazione di pattuglia.

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