La fuga di “Johnny lo Zingaro” è finita nella mattina del 15 settembre all’alba, in un casale nelle campagne sassaresi di “Taniga”, esattamente in località Zinziodda”. L’hanno fermato e arrestato gli uomini della squadra mobile della Questura di Sassari, con la collaborazione degli agenti di polizia penitenziaria. L’uomo, 60 anni, il cui vero nome è Giuseppe Mastini, lo scorso 6 settembre dopo un permesso premio non si era presentato nel carcere sassarese di Bancali. E dal quel momento nei suoi confronti era stato emesso un mandato di cattura internazionale. “Johnny lo Zingaro” invece non si era spostato dalla Sardegna, anzi non si era nemmeno allontanato di molto dal penitenziario dov’era detenuto.

Quando gli agenti di polizia l’hanno fermato non ha opposto resistenza. Era disarmato e pare che al momento della cattura non fosse solo. Con lui infatti c’era un altro uomo, anche lui di origini sinti, che l’avrebbe aiutato nella fuga. Per questo motivo è stato denunciato per favoreggiamento. Gli inquirenti erano convinti che il fuggitivo fosse insieme alla compagna, con la quale aveva appunto trascorso il permesso premio. La donna invece, da quanto risulta agli inquirenti, proprio il 6 settembre, giorno in cui “Johnny lo Zingaro” non si è presentato nel carcere sassarese di Bancali, pare sia partita per il continente.

Fuga per amore?

Quando gli uomini della Squadra mobile e i colleghi della polizia penitenziaria hanno rintracciato e bloccato “Johnny lo Zingaro” nel casale del sassarese, lui non ha avuto nessuna reazione.

Era disarmato e avrebbe detto agli agenti di polizia che si trattava di un’evasione per amore: “La fuga è sempre per amore”, avrebbe detto agli uomini che gli hanno stretto le manette ai polsi. Fatto curioso comunque che nella casa della latitanza la compagna non ci fosse. Gli inquirenti assicurano che, dopo la fuga, con la donna avesse avuto soltanto contati telefonici.

“Johnny lo Zingaro”dal luglio del 2017 era rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di Sassari, dopo una condanna all’ergastolo. Grazie ad un permesso premio però l’uomo era riuscito a far perdere le sue tracce, sparendo per giorni nel nulla. “Da una decina di giorni stava da noi”, assicura don Gaetano Galia, cappellano del carcere sassarese di Bancali e anche gestore della casa famiglia “don Giovanni Muntoni”.

Luogo dove l’uomo era stato visto negli ultimi giorni prima della fuga. “Era qui da noi – racconta al telefono il sacerdote – era il dodicesimo permesso premio che si era guadagnato e la notte prima della fuga l’aveva passata con la compagna. Poi, la mattina, intorno alle 11 – conclude don Giovanni – è andato in Questura a firmare i documenti. E poi ci ha assicurato che sarebbe rientrato in carcere. Ma così non è stato”.

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