Non è stato un incidente stradale a causare il decesso di Lucia Caizza, 47 anni, che ha perso la vita lo scorso 14 maggio nel reparto Rianimazione dell’Ospedale San Giovanni di Dio a Frattamaggiore, comune nell’hinterland di Napoli. I carabinieri della stazione di Casavatore hanno scoperto che la morte è dovuta alle percosse del compagno – un 47enne pregiudicato di Arzano – che le avrebbero causato gravissime emorragie interne. I due stavano passando insieme il periodo del lockdown nell’abitazione dell’uomo, quando sarebbe avvenuta l’aggressione fatale. Così nelle scorse ore il compagno della vittima è stato arrestato con l’accusa di omicidio preterintenzionale e lesioni aggravate.

Inizialmente nessuno aveva sospettato del compagno

Lo scorso maggio Lucia Caizza è stata trasportata con l'ambulanza in ospedale, a causa dei forti dolori che sentiva all’addome. Pochi giorni prima la donna si era recata dal suo medico di base che, dopo aver ipotizzato che la 47enne fosse affetta da calcoli renali, le aveva consigliato un’ecografia, che però non è mai stata effettuata, prescrivendole degli antidolorifici. Dopo due giorni di ricovero al San Giovanni di Dio la paziente è deceduta in Riaminazione. In seguito all’autopsia sono emerse le lesioni interne che i medici hanno attribuito a un trauma violento come una caduta, un pugno o un calcio. Inoltre sono state riscontrate diverse ecchimosi, che potevano essere dovute a un’aggressione, e anche una frattura al setto nasale.

Le indagini hanno portato a scoprire le responsabilità del compagno della 47enne

Inizialmente si è pensato che quelle ferite fossero dovute a un incidente stradale avvenuto l’11 aprile, come aveva dichiarato il compagno della 47enne: quel giorno Lucia era in auto con una parente. In quell’occasione le due donne non avevano chiamato nemmeno l’ambulanza, data l’assenza di lesioni evidenti.

Tuttavia, durante le indagini, i carabinieri sono riusciti a ricostruire le reali cause del decesso, servendosi di intercettazioni telefoniche e ambientali, e ascoltando numerosi testimoni. Quindi all’alba di giovedì 15 ottobre il presunto aggressore è stato arrestato in seguito a un provvedimento emesso dal Gip del Tribunale Napoli Nord di Aversa: adesso è recluso in carcere.

Le accuse delle figlie di Lucia e la difesa del compagno della donna

Le due figlie di Lucia hanno raccontato agli inquirenti che la madre si era trasferita dal compagno nel bel mezzo del lockdown per il coronavirus: per settimane non avevano potuto incontrarla fino a pochi giorni prima del decesso, quando la 47enne era tornata a vivere con una delle giovani. La ragazza, intervistata nel corso del programma “Chi l’ha visto?”, ha raccontato che la madre le aveva chiesto aiuto perché aveva deciso di lasciare la casa del compagno, che la terrorizzava.

Una tesi completamente rigettata dal difensore dell’uomo arrestato, l’avvocato Antonio Pollio, che ha parlato dell’ultimo messaggio che il sospettato avrebbe ricevuto dalla 47enne: “Amore sto male, vado in ospedale”.

Secondo il legale la donna, se fosse stata davvero spaventata dal convivente manesco, non lo avrebbe mai avvisato, usando per giunta la parola “amore” nei suoi confronti.

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