Nella giornata di ieri, mercoledì 18 novembre, l'imprenditore digitale Alberto Maria Genovese, 43 anni, è comparso davanti al procuratore aggiunto Letizia Mannella, al pm Rosaria Stagnaro e al capo della Squadra Mobile Marco Calì. Il "re Mida delle start-up", accusato di aver violentato una ragazza di 18 anni durante una festa privata nella sua abitazione a due passi dal Duomo, ha ammesso di aver problemi di tossicodipendenza da anni e di essere arrivato ad assumere consistenti dosi di cocaina quotidianamente. "Quando mi drogo - si è giustificato - sono fuori di me". Del caso di cronaca nera si sta occupando la Procura di Milano.

Alberto Genovese: 'Sono tossicodipendente'

L'interrogatorio di Alberto Genovese è durato circa 4 ore e si è svolto in una saletta adiacente all'anticamera del procuratore di Milano Francesco Greco. Al fine di evitare l'accesso ai giornalisti, su disposizione dello stesso Greco, il corridoio è stato presidiato dagli agenti di polizia penitenziaria per tutto il tempo.

Assistito dal suo legale, l'avvocato Davide Ferrari, l'imprenditore 43enne avrebbe parlato soprattutto dei suoi problemi di dipendenza (chiedendo nuovamente di essere aiutato) e degli effetti che le sostanze stupefacenti avrebbero su di lui facendogli perdere, di fatto, il controllo ed impedendogli di distinguere il "confine tra legalità e illegalità" e di riconosce "il disvalore" delle proprie azioni.

"Ero drogato - si è giustificato - E quando assumo droghe non sono più consapevole di quello che faccio, sono fuori di me, arrivo anche a 4 grammi di cocaina al giorno".

'Se l'ho fatto, non ho fatto una bella cosa'

Alberto Genovese è accusato di aver drogato e violentato una ragazza di 18 anni nel suo lussuoso appartamento nel cuore di Milano (soprannominato "Terrazza Sentimento").

Gli abusi sarebbero stati perpetrati durante una festa privata da lui organizzata lo scorso 10 ottobre. Riguardo a quanto accaduto quella sera, il 43enne, ha dichiarato: “Se ho fatto del male a quella ragazza non ho fatto una cosa bella”.

Durante l'interrogatorio di convalida del fermo davanti al Gip Tommaso Perna, il creatore di star-up, pur avvalendosi della facoltà di non rispondere, avrebbe rilasciato dichiarazioni simili, sottolineando di "essere una persona a posto" e di condurre una vita "sana all'80%".

L'imprenditore di origini napoletane, ricordiamo, è in carcere dal 6 novembre; gli inquirenti non escludono che altre giovani possano aver subito violenze o essere state coinvolte in "situazioni oltre il limite". In queste settimane, da quanto si apprende, molte ragazze si sono presentate spontaneamente in Procura per rilasciare testimonianze e raccontare quanto accadeva durante le feste di Genovese.

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