Il 21 febbraio 2020 gli italiani si svegliarono con la notizia che era stato riscontrato il primo caso di Covid-19 in Italia. Il positivo era un uomo di 38 anni di Codogno, cittadina della provincia di Lodi. In poche ore, le positività si moltiplicarono e giunsero anche le notizie delle prime vittime. Per questo, in poche ore migliaia di persone si ritrovarono improvvisamente in zona rossa: la prima in Europa.

Giulia Steffenini, una ragazza oggi diciottenne di Codogno, nelle primissime ore di emergenza decise di raccontare quanto avveniva su Twitter, divenendo un punto di riferimento per migliaia di persone, che a causa della distanza non riuscivano ancora a comprendere la reale situazione.

Oggi, precisamente 12 mesi dopo, Giulia ha deciso di ripercorrere per Blasting News quanto accaduto in quelle giornate.

'Impossibile capire subito la gravità della situazione'

Il 21 febbraio 2020 gli italiani si sono svegliati con la notizia del primo caso di Covid-19 nel nostro paese. Il primo positivo era di Codogno, dove tu stessa abiti. Come hai appreso la notizia?

"Mi ero appena svegliata, ho acceso il cellulare e ho trovato tre messaggi che riportavano la notizia del primo caso registrato nel mio paese".

La sensazione è che in molti, esperti compresi, non avessero compreso subito la gravità della situazione. Che percezione avevate voi a Codogno?

"Nessuno capiva la gravità della situazione e di conseguenza non realizzavamo quello che stava succedendo e non capivamo neanche quello che sarebbe successo nei giorni successivi.

Non sarebbe stato possibile comprendere subito, era una situazione in cui io e i miei concittadini ci siamo trovati a vivere per primi in Europa".

'Senso di confusione e solitudine che porterò in parte sempre con me'

Che sensazioni hai provato, non appena hai saputo dei primi casi?

"Ero preoccupata ma non spaventata, sempre dato dal fatto che non riuscissi a realizzare quello che stava accadendo".

In poche ore, le positività si sono moltiplicate e Codogno è diventata zona rossa. Cosa ricordi di quei giorni?

"Nei primi giorni in zona rossa raccontavo sui miei account social quello che stava succedendo a Codogno, per condividere con chi abitava lontano le sensazioni che provavo. Ricordo anche le videochiamate con i miei amici e i miei compagni di classe, le prime lezioni in didattica a distanza e la prima spesa al supermercato.

Dalla sera del 21 febbraio, prima sera in zona rossa, fino alla fine di quelle prime due settimane, mi ha accompagnata un senso di confusione e solitudine che, in parte, porterò sempre con me e cercherò di non dimenticarli mai. Quello che spero davvero è di non dimenticare quello che ho vissuto: è importante ricordare tutto, sia le cose positive che quelle negative".

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