Volevano ucciderlo: con questo convincimento, ieri, 5 maggio, i giudici della prima Corte d’Assise di Roma presieduta da Marina Finiti, hanno condannato all'ergastolo i due americani Finnegan Lee Elder e Gabriel Natale Hjorth, per l'omicidio in concorso del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega. All'epoca dei fatti, i due avevano 19 e 18 anni. Il carabiniere, che aveva 35 anni, fu ucciso con 11 coltellate, sferrate da Elder, la notte tra il 25 e il 26 luglio del 2019. L'episodio avvenne mentre Cerciello era in servizio con il collega Andrea Varriale, al culmine di una colluttazione in strada nel quartiere Prati, zona centrale della capitale.

I militari erano stati chiamati a intervenire nell'ambito di una compravendita di cocaina che coinvolgeva i due ragazzi americani.

Omicidio Cerciello, il verdetto

La sentenza di primo grado è arrivata ieri in tarda sera, alle 23, dopo 13 ore di camera di consiglio. Nell'aula bunker di Rebibbia, in prima fila ad ascoltare il verdetto, c'era Maria Rosa Esilio, la giovane vedova del vicebrigadiere che non è mai mancata a nessuna delle oltre 50 udienze. Alle lacrime della vedova e dei familiari di Cerciello, hanno fatto da contrappunto gli sguardi attoniti dei due giovani americani presenti in aula. I due sono stati anche condannati a pagare una provvisionale di circa un milione di euro: 350mila euro ciascuno alla vedova di Cerciello, 200mila euro agli altri parenti.

Inoltre, ognuno dovrà pagare 50mila euro a Varriale che nello scontro rimase ferito.

Dopo 15 mesi di processo, i giudici hanno accolto la richiesta del carcere a vita per i due imputati fatta dalla pm Maria Sabina Calabretta e respinto la tesi della legittima difesa proposta dai propri avvocati. La Corte ha sposato la ricostruzione dei fatti esposta dalla pm durante la sua requisitoria: quella notte, dopo la denuncia di un furto, Cerciello e Varriale arrivarono all'appuntamento con i due americani a Prati, in borghese e disarmati.

Elder, invece, nascondeva un coltello di 18 centimetri. I militari, posizionati non alle spalle dei due, ma frontalmente, si qualificarono. Cerciello non ebbe neanche il tempo di tentare una difesa: fu colpito con 11 fendenti in meno di 30 secondi. Per l'accusa, non c'è segno di un suo attacco. Anche se fu Elder a sferrare i colpi morali, entrambi sono stati ritenuti responsabili del delitto.

Per i giudici, Natale ebbe una parte attiva anche dopo la fuga, aiutando Elder a nascondere il coltello nel controsoffitto della stanza d'albergo in cui alloggiavano. Per l'accusa si è trattato di un'azione univoca volta a uccidere.

La vedova: 'Vorrei trovarlo a casa'

Per Maria Rosa Esilio ieri è stato come tornare alla notte di quasi due anni fa quando si precipitò in ospedale e trovò suo marito senza vita. Dopo la sentenza, ha abbracciato l'avvocato e i familiari del marito. Tra le lacrime, ha detto: "L'integrità di Mario è stata difesa, è stata dimostrata, nonostante da vittima ha dovuto soffrire tante insinuazioni". Dopo un un lungo e doloroso processo, vorrebbe trovarlo a casa, come se tutto questo fosse stato un incubo.

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Sa che nulla le ridarà Mario, la vita insieme appena cominciata: si erano sposati da un mese.

Ma è stata "messa la prima pietra per una giustizia nuova. Mario rappresenterà il precedente al quale fare riferimento e appellarsi per chi ne avrà bisogno". La vedova ha ringraziato giudici e avvocati per il lavoro svolto, e le persone per le quali Cerciello è il figlio e il carabiniere di tutti. Ha ricordato che era un marito e un uomo meraviglioso, un servitore dello Stato a cui sono dovuti rispetto e onore. La vedova oggi è tornata a Somma Vesuviana, il paese di origine del vicebrigadiere, per rendergli omaggio sulla tomba.

La difesa dei due americani

"Questa sentenza rappresenta una vergogna per l'Italia con dei giudici che non vogliono vedere quello che è emerso durante le indagini e il processo": durissime le parole dell'avvocato Renato Borzone che difende Elder con il collega Roberto Capra.

I difensori presenteranno ricorso. Ritengono che all'assistito doveva essere riconosciuta la legittima difesa perché i carabinieri non si sarebbero qualificati.

"Sentenza ingiusta, errata, incomprensibile", l'ha definita l'avvocato Fabio Alonzi che difende Natale. Anche lui presenterà ricorso. Per Alonzi, Natale non avrebbe saputo che l'amico fosse armato e sarebbe innocente. Franco Coppi, avvocato di parte civile della famiglia di Cerciello, ha detto che la pena è adeguata alla gravità del fatto e che i due imputati non hanno manifestato in tutto questo tempo alcun segno di pentimento. "L'ergastolo non è un trofeo da esibire, ma una giusta pena. Davanti a fatti così tragici, nessuno vince e nessuno perde": queste erano state le parole della pm Calabretta nella sua requisitoria dello scorso marzo.