"Cerco qualcuno con cui bere, divertirsi e sballarsi". Questo sarebbe l'annuncio postato da Luca Morisi - all'epoca dei fatti ancora responsabile della comunicazione social di Matteo Salvini e della Lega - su Grinder Boy, esclusivo sito italiano di escort per gay. Come riportato dal Corriere della Sera, che sta seguendo da vicino il caso di cronaca, l'ideatore de "La Bestia", nelle prime ore del 14 agosto scorso si è accordato per incontrare, a breve, nella sua abitazione di Belfiore (Verona) Alexander e l'amico ventenne Petre (entrambi cittadini romeni).

Lo scambio di messaggi - ora al vaglio della procura di Verona - scagionerebbe Morisi dall'accusa di cessione di droga dello stupro. Il Ghb, infatti, sarebbe stato portato dai due ragazzi o, forse, solo da uno di loro.

Le chat di Luca Morisi

Luca Morisi, attualmente indagato per cessione e detenzione di sostanze stupefacenti, stando a quanto ricostruito dal quotidiano di via Solferino alle 3:13 del 14 agosto ha preso contatti con l'escort Alexander. "Ciao - ha esordito lo spin doctor di Salvini - T'ho visto su Grinder Boy e sto cercando qualcuno per passare insieme la nottata o domattina". Quindi, precisando di poter ospitare e di poter dare divertimento ha aggiunto: "Cerco qualcuno con cui divertirsi, bere e sballarsi".

Alexander ha risposto subito al messaggio dicendosi disponibile e "prendendo" qualche informazioni sul possibile cliente: "Quanti anni hai - gli ha domandato - Dove ti trovi?". A quel punto, Morisi, classe 1973, si è presentato con il suo nickname ed ha asserito di aver 35 anni. Il gigolò, interessato all'incontro, ha poi proposto la presenza di un altro escort, Petru, e si è detto disponibile alla trasferta, ma solo con il suo amico.

Per il social manager di Salvini non ci sarebbero stati problemi e, a quel punto, sono iniziate le trattative sulla tariffa. Alexander gli avrebbe chiesto 2.000 euro, con anticipo di 500 euro per le spese, ma lo spin doctor avrebbe richiesto uno sconto. "Non sono un vecchio", ha infatti protestato.

Il Ghb non era di Luca Morisi

Sempre secondo il quotidiano di via Solferino, Alexander, ad un certo punto della chat, ha annunciato: "Ti portiamo anche G. e, ti assicuro, vedrai ti piacerà molto". Luca Morisi avrebbe immediatamente compreso che G sta per Ghb, la droga dello stupro, ed avrebbe accettato di buon grado. "Conosco" ha replicato, puntualizzando di non farne uso da diverso tempo. "Tutto quello che volete - ha poi proseguito - anche io sono fornito". E, incalzato dal giovane, ammette di avere con sé C., ossia cocaina. La sostanza, ricordiamo, è stata effettivamente trovata, in minima quantità (considerata per uso personale) dai carabinieri di San Bonifacio.

Luca Morisi - che nelle scorse settimane ha lasciato il suo lavoro - è attualmente difeso dall'avvocato Fabio Pinelli.

Di fronte agli inquirenti ha sempre sostenuto che la boccetta contenente 125 millilitri di Ghb non era sua. Il flaconcino, come è noto, è stato rinvenuto dallo zainetto di Petre, ma il giovane, rappresentato dall’avvocato Veronica Dal Bosco, ha affermato di non sapere come ci sia finito. Inoltre, fin dall'inizio, ha assicurato di non aver mai avuto intenzione di ricattare il noto social media manager veneto. La chat, ora all' attenzione della procuratrice di Verona Angela Barbaglio, sembra dare ragione a entrambi e, di fatto, sposta l'attenzione su Alexander, l’unico dei tre a non essere ancora stato iscritto nel registro degli indagati.