Stordita per circa 36 ore nel fine settimana del 17-18 aprile 2021. A riferirlo, in un interrogatorio avvenuto il 12 giugno scorso è stato Riccardo, il compagno di Laura Ziliani, ex vigilessa 55enne. In quell'occasione, le figlie Paola e Silvia Zani ed il genero Mirto Milani avrebbero fatto una sorta di "prova generale" dell'omicidio. La donna, scomparsa da Temù sabato 8 maggio è stata ritrovata senza vita nei pressi della ciclabile che costeggia il fiume Oglio tre mesi più tardi, l'8 agosto. Del caso di Cronaca Nera si sta occupando la procura di Brescia.

La testimonianza del compagno di Laura Ziliani

Come riportato dal Giornale di Brescia, il compagno di Laura Ziliani, lo scorso giugno, durante un interrogatorio raccontò agli inquirenti un episodio accaduto a metà aprile, poco prima della sua scomparsa.

Le sue parole sono finite agli atti di inchiesta e sono state riportate anche nelle 75 pagine della relazione redatta nei giorni scorsi dal medico legale,

Come ha riferito Riccardo, Laura, la sera di venerdì 16 aprile, era a Temù, in alta Val Camonica e cenò con due delle tre figlie, Silvia e Paola (rispettivamente di 27 e 19 anni) e con il fidanzato della maggiore, Mirto, 28 anni. "Al mattino - ha ricordato l'uomo - era andata a fare un'escursione e mi aspettavo che in serata, come facciamo sempre, mi chiamasse, ma non è accaduto. Per questo, alle 22:42. le ho inviato un messaggio per augurarle la buonanotte, ma non ho avuto risposta e questa cosa mi ha lasciato stupito".

Laura Ziliani rimase stordita per 36 ore

Laura Ziliani, secondo quanto riferito da Riccardo sarebbe rimasta stordita per 36 ore. L'uomo ha raccontato di aver dovuto attendere fino a mezzogiorno di sabato 17 prima di ricevere il messaggio di buongiorno di Laura. Un messaggio, però, gli sembrò molto strano perché pieno di errori.

"Non sbagliava mai a scrivere" ha infatti sottolineato. Dopo il "buongiorno", l'ex vigilessa, non si sarebbe più fatta sentire, così, il compagno, poco prima delle 16:00 le telefonò, preoccupato.

La donna gli raccontò di aver essersi addormentata sul divano subito dopo la cena. Al suo risveglio, intorno alle 12:30, le figlie le dissero che non erano state in grado di svegliarla e, di peso, l'avevano accompagnata a letto e messo il pigiama, "Non ricordava nulla - ha dichiarato Riccardo - Mi ha detto di aver ancora sonno e di non sentirsi bene".

La 55enne che quel giorno sarebbe dovuta rientrare a Brescia, dove abita con la secondogenita, non essendo in grado di guidare rimase nella casa di Temù e, più tardi, confessò al fidanzato di aver trascorso il pomeriggio a dormire e di essere ancora completamente intontita

La prova generale del delitto di Laura Ziliani

Nei documenti agli atti dell’inchiesta, Riccardo ha ricordato che Laura, nella serata di sabato, stava male e desiderava solo dormire. E anche la domenica, una volta rientrata in città (accompagnata) avrebbe trascorso l'intera giornata a letto. Solo lunedì 19 aprile, quando finalmente la coppia si ritrovò, l'ex vigilessa sembrava star meglio. "Le consigliai di fare una visita specialista - ha puntualizzato l'uomo - ma lei glissò sostenendo che era tutto apposto".

Riccardo, in quell'occasione, arrivò ad azzardare l'ipotesi che la compagna fosse stata avvelenata. Quel presentimento, che irritò la 55enne, alla luce dei risultati dell'autopsia, potrebbe essere stato profetico. Il medico legale infatti, ha stabilito che Laura Ziliani sarebbe morta per soffocamento sotto l’influenza di benzodiazepine. Gli inquirenti non escludono che Paola e Silvia Zani e Mirto Milani - attualmente in carcere con l'accusa di omicidio - possano aver fatto, quel fine settimana di metà aprile, una prova generale del delitto.