Nel novembre 2012, Andrea Spezzacatena, un ragazzo di 15 anni della periferia di Roma, si è tolto la vita dopo mesi di insulti e umiliazioni ricevuti a scuola e sui social. Indossava spesso pantaloni colorati, un dettaglio che bastò per scatenare offese a sfondo omofobico, tra cui la creazione di una pagina Facebook dove veniva deriso pubblicamente. La sua storia, oggi raccontata anche nel film "Il ragazzo dai pantaloni rosa", è diventata un simbolo di quanto il bullismo possa trasformarsi in una forma di persecuzione quotidiana, capace di stravolgere l’equilibrio psicologico di un adolescente.
In Italia bullismo e cyberbullismo restano fenomeni radicati e diffusi tra gli adolescenti. Lo certificano i nuovi dati ISTAT resi pubblici il 26 giugno 2025, durante una conferenza alla Presidenza del Consiglio con la ministra Eugenia Roccella e il ministro Giuseppe Valditara.
L’indagine nazionale, dal titolo "Bambini e ragazzi: comportamenti, atteggiamenti e progetti futuri", ha coinvolto oltre 39.000 giovani tra gli 11 e i 19 anni. Quasi sette su dieci riferiscono di aver vissuto almeno un episodio di prevaricazione, sia nella vita reale che online, nel corso dell’ultimo anno. Accanto alle aggressioni dirette, cresce anche la pressione esercitata attraverso gli strumenti digitali: social network, chat private e piattaforme di messaggistica.
Una violenza che inizia presto e colpisce duro
Il fenomeno colpisce già nella fascia più giovane: tra gli 11 e i 13 anni, il 23,7% dei ragazzi è coinvolto con una frequenza mensile, contro il 19,8% della fascia 14-19 anni. Tra le forme più comuni di bullismo emergono gli insulti verbali (55,7%), l’emarginazione (43%) e la diffamazione (25%). Si tratta di comportamenti che incidono sul benessere emotivo e sulla qualità della vita scolastica, influenzando anche le relazioni familiari e amicali. Il contesto scolastico, dove spesso questi episodi avvengono, è chiamato a farsi carico di una responsabilità crescente.
Il peso del territorio e della provenienza
Le differenze geografiche sono marcate. Il Nord-ovest registra la percentuale più alta di ragazzi coinvolti (71%), seguito dal Nord-est (69%) e dal Sud (66,5%).
Le disparità si acuiscono se si guarda alla condizione dei giovani con background migratorio. Il 26,8% degli adolescenti stranieri denuncia episodi di bullismo ricorrenti, con picchi tra i ragazzi di origine rumena (29,2%) e ucraina (27,8%). Le dinamiche discriminatorie si sommano alle difficoltà di integrazione, rendendo l’esperienza scolastica più fragile e vulnerabile.
La nuova frontiera: la violenza attraverso lo schermo
Il cyberbullismo rappresenta una dimensione parallela, ma altrettanto concreta. Secondo l’indagine, il 34% degli intervistati ha subito almeno una forma di aggressione online nell’ultimo anno, e il 7,8% lo vive su base mensile. I social media diventano il teatro di esclusioni, offese, attacchi personali.
Il dato sorprendente è che, contrariamente a quanto spesso si crede, i maschi risultano più esposti (8,9%) rispetto alle femmine (6,6%). La pervasività del digitale moltiplica le possibilità di attacco, rendendo più difficile l’individuazione dei responsabili e l’attivazione di risposte tempestive.
La risposta delle istituzioni: tra monitoraggio e scuola
Il governo ha introdotto nuove misure per affrontare la questione. Con il decreto legislativo del 4 giugno, ISTAT sarà tenuto a effettuare un monitoraggio biennale, con l’obbligo di riferire al Parlamento. Le scuole, dal canto loro, non restano ferme: il 96,7% degli istituti secondari superiori ha avviato progetti di contrasto al bullismo, spesso inseriti nei percorsi di educazione civica.
La formazione del personale e il coinvolgimento degli studenti restano tuttavia disomogenei sul territorio, e la continuità degli interventi è ancora un obiettivo da consolidare. Oltre 3,5 milioni di adolescenti sono direttamente coinvolti. Il bullismo non è un’emergenza estemporanea, ma una realtà con cui confrontarsi ogni giorno. Richiede una rete educativa più solida, una vigilanza costante e un impegno coordinato tra scuola, famiglia, istituzioni e piattaforme digitali. I dati raccolti rappresentano una base di partenza concreta: adesso tocca alla politica e alla società civile costruire risposte efficaci, capaci di trasformare il disagio in ascolto, e la solitudine in presenza.
Se hai pensieri suicidi o hai amici o amiche che hanno pensieri suicidi chiama il Telefono amico allo 02.2327.2327, il numero è attivo tutti i giorni dalle 10 alle 24.
Puoi anche contattare il servizio della Samaritans Onlus, attivo dalle 13 alle 22, al numero verde 06.7720.8977. In caso di emergenza puoi chiamare il 112 - che ha una linea dedicata alla prevenzione dei suicidi - entrambi attivi 24 ore su 24.