Il cantante Al Bano Carrisi, intervenuto a Un giorno da Pecora, ha detto di essere stato sequestrato durante un viaggio in Iran nel 1973. Al suo arrivo a Teheran, il cantante sarebbe stato trattenuto per un mese in un hotel. La motivazione, secondo il suo racconto, deriverebbe dal suo rifiuto di esibirsi senza aver ricevuto il dovuto compenso e senza la restituzione delle attrezzature tecniche. L'episodio non vide alcun intervento da parte della Farnesina o dell'ambasciatore italiano; fu invece un colonnello dello Scià a intervenire per ottenere la sua liberazione.

Il racconto di Al bano

Al Bano ha ricordato che andò già in Iran nel 1969: "Portai anche Romina. C’erano 50mila persone ad aspettarmi all’aeroporto di Teheran, la polizia ci venne a prendere sotto l’aereo e ci porto’ direttamente in hotel. Nel tragitto, la follia: macchine che ci seguivano, suonavano il clacson e cantavano a squarciagola le mie canzoni". Poi ci riandò nel 1971, chiamato dalla sorella dello Scià e infine nel 1973: "In questo caso vi posso assicurare che fui il primo sequestrato a Teheran. Il motivo? Stava iniziando il trionfo dei pasdaran". Così, ricorda quei giorni: "Appena arrivato in aeroporto notai subito che qualcosa non andava e, morale della favola, fui sequestrato un mese in hotel".

Il motivo? "Mi rifiutai di cantare, non volevano pagare né restituirmi gli impianti luci e audio, che una volta portavano con loro gli artisti"

Motivazioni del blocco e liberazione

La Farnesina non è intervenuta, Al Bano spiega perché: "Neanche l’ambasciatore. Chiamarono un colonnello dello Scià di Persia che si rese conto della situazione e alla fine fui liberato". Col tempo, il cantante, si è dato questa spiegazione: "Non è stato per motivi economici. Era una questione religiosa - ha spiegato a Un Giorno da Pecora -, i tempi stavano cambiando e io penso di esser stata la prima vittima".