A poco più di un anno dal tragico incidente che spezzò la vita di Sara Piffer si è concluso il procedimento giudiziario a carico del 72enne che la investì e uccise. Era il 24 gennaio del 2025 quando la ragazza trentina di soli 19 anni, perse la vita in un drammatico incidente stradale mentre si allenava in bicicletta con il fratello Christian. Il pensionato 72enne che l’ha investita a bordo della sua utilitaria, ha patteggiato una pena di due anni per omicidio stradale, con la sospensione della pena e la revoca della patente per quattro anni.

L'incidente a Sara Piffer

L’incidente è avvenuto su via Battisti, la strada che collega Mezzolombardo a Mezzocorona. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, l’anziano conducente proveniva dalla direzione opposta rispetto a quella dei due ciclisti e, nel tentativo di sorpassare un altro veicolo, ha impattato violentemente contro Sara Piffer. L’impatto è stato così violento da non lasciare alcuna possibilità di sopravvivenza alla giovane atleta, nonostante l’immediato intervento dei sanitari.

Sara Piffer, originaria di Palù di Giovo, era una promessa emergente del ciclismo locale. Ha corso per la Mendelspeck e poi nel Velo Sport Mezzocorona. La sua scomparsa ha gettato nello sconforto la famiglia, gli amici e l’intera comunità, scatenando un acceso dibattito sulla sicurezza dei ciclisti sulle strade, tema di grande rilevanza non solo a livello locale ma anche nazionale.

Patente sospesa per quattro anni

Il procedimento giudiziario, giunto a conclusione, non ha visto la costituzione di parte civile da parte della famiglia di Sara Piffer, motivo per cui non è stato previsto alcun risarcimento danni. Il pensionato coinvolto nel tragico evento ha scelto di patteggiare, evitando così un processo lungo e complesso. Alla luce di quanto emerso, il giudice ha disposto la sospensione della patente per quattro anni e la condanna a due anni di reclusione con pena sospesa.

La sentenza ha sollevato diverse reazioni nella comunità, divisa tra chi ritiene che la pena sia una forma di giustizia e chi invece denuncia la necessità di misure più severe per garantire la sicurezza stradale, soprattutto nei confronti dei ciclisti che spesso si trovano esposti a rischi elevati durante gli allenamenti e le gare.

Le istituzioni locali sono state sollecitate a intervenire per migliorare la segnaletica e la sicurezza delle infrastrutture viarie, con l’obiettivo di evitare che tragedie simili possano ripetersi.

Resta, tuttavia, il dolore e il vuoto lasciato da Sara Piffer. La sua morte rimane un monito per guidatori e ciclisti affinché la convivenza sulle strade avvenga sempre nel rispetto delle regole e della vita umana.