All’Avana, nella notte del 16 maggio 2026, la quinta notte consecutiva di proteste ha visto i residenti scendere in strada con "cacerolazos" contro i prolungati blackout, la carenza d'acqua e la profonda crisi economica che attanaglia Cuba. Le autorità hanno risposto con un rafforzato dispiegamento di polizia e l'interruzione del servizio internet in varie aree.

Le manifestazioni hanno coinvolto municipi come La Lisa, Guanabacoa, Boyeros e Santo Suárez. Attivisti locali denunciano la presenza di agenti in borghese per identificare i partecipanti.

La disperazione è palpabile: "Il poco cibo che ha si sta deteriorando senza elettricità e non c'è nemmeno acqua potabile", hanno riferito residenti.

Segnalati incendi contro attività private e tensioni vicino a sedi del Partito Comunista cubano, nonostante le smentite ufficiali. La crisi energetica dell'isola si è aggravata per la carenza di carburante e continui blackout, alimentando un crescente malcontento contro il governo di Miguel Díaz‑Canel.

La grave crisi energetica a Cuba

Il ministro dell’Energia cubano ha ammesso che molti quartieri dell’Avana restano senza elettricità fino a ventidue ore al giorno, a causa dell’esaurimento delle scorte di carburante. Il paese "non ha assolutamente nulla", contando solo sul gas nazionale.

La situazione è definita "estremamente tesa e critica", riflettendo un collasso energetico che compromette servizi essenziali: approvvigionamento idrico, illuminazione e comunicazioni.

Impatto sui servizi e deficit elettrico

Un’allerta di sicurezza dell’ambasciata USA a L’Avana segnala che i blackout prolungati influenzano acqua, refrigerazione, illuminazione e comunicazioni. Il deficit energetico ha generato lunghe code nelle stazioni di servizio. Il sistema elettrico nazionale ha registrato un deficit record di 2.113 megawatt, con appena 1.230 megawatt disponibili rispetto a una domanda di 3.250 megawatt, lasciando due terzi del paese senza elettricità.