Dopo nove mesi di attese, una diffida e un ricorso d’urgenza, una donna ha avuto accesso al suicidio assistito in Toscana. La donna, 63 anni, era affetta da una forma severa di parkinsonismo. A renderlo noto è l’associazione Luca Coscioni, che sottolinea come si tratti del quarto caso in Toscana e del sedicesimo in Italia.
La donna è morta il 4 maggio nella sua abitazione, dopo l’autosomministrazione del farmaco letale fornito dal Servizio sanitario regionale insieme alla strumentazione necessaria.
La malattia neurodegenerativa, diagnosticata nel 2015, aveva aggravato progressivamente le sue condizioni fino a portarla a una totale dipendenza dall’assistenza di terzi.
Il percorso per il suicidio assistito in Italia
L'accesso al suicidio medicalmente assistito in Italia è regolato da un percorso ben definito, stabilito per assicurare che ogni richiesta sia valutata con rigore e umanità. Il processo inizia con la presentazione di una richiesta formale alla propria Asl di riferimento. Successivamente, una commissione medica è incaricata di valutare le condizioni cliniche del richiedente, verificando l'esistenza di una patologia irreversibile e di sofferenze intollerabili, come previsto dalla normativa. Un ulteriore passaggio fondamentale è l'ottenimento del parere di un comitato etico, che analizza gli aspetti morali e deontologici del caso.
La base giuridica di questo iter è la sentenza 242/2019 della Corte costituzionale, che ha stabilito le precise condizioni in cui è possibile accedere a tale procedura, garantendo un quadro legale chiaro.