Nei giorni scorsi si è chiuso con una condanna il procedimento a carico di un uomo, all’epoca dei fatti 38enne e originario di Catanzaro, accusato di violenza sessuale aggravata ai danni della nipote minorenne. Il Tribunale collegiale ha inflitto all’imputato, militare, una pena di dieci anni di reclusione e due anni di misura di sicurezza.
I fatti contestati risalgono al biennio 2018-2019 e riguardano una ragazza che all’epoca aveva 14 anni e risultava legata da vincolo di parentela con l’uomo. La vicenda è arrivata a conclusione giudiziaria dopo un percorso istruttorio articolato, sostenuto da indagini e riscontri ritenuti determinanti, che hanno portato alla condanna definitiva.
Violenza sessuale aggravata a Catanzaro: i fatti del 2018 e 2019
Il procedimento a carico dell’uomo si concentra su due distinti episodi che sarebbero avvenuti a Catanzaro l’8 dicembre 2018 e il 21 aprile 2019. Secondo la ricostruzione accusatoria, l’imputato avrebbe sfruttato la condizione di vulnerabilità fisica e psicologica della nipote, che all’epoca dei fatti non aveva ancora compiuto 14 anni. Le contestazioni ipotizzano la commissione di atti sessuali non consensuali, ripetuti nel tempo e inseriti in un contesto unitario, considerato come parte di un medesimo disegno criminoso.
Processo per abuso su minore: la ricostruzione dell’accusa
L’impianto accusatorio a carico del 38enne di Catanzaro ricostruisce una presunta dinamica di abuso maturata in ambito familiare, caratterizzata da una posizione di evidente sopraffazione.
Secondo quanto contestato, l’uomo avrebbe colto di sorpresa la giovane, compiendo atti di natura sessuale sulle parti intime attraverso gli indumenti. La Procura ha quindi ipotizzato il reato di violenza sessuale aggravata ai sensi dell’articolo 609-ter del codice penale, evidenziando sia la minore età della vittima sia la condizione di fragilità che sarebbe stata sfruttata nei due episodi oggetto di indagine.
Condanna del Tribunale di Catanzaro: 10 anni di reclusione
Il Tribunale collegiale ha inflitto all’imputato una pena di dieci anni di reclusione, oltre a due anni di misura di sicurezza, ritenendolo colpevole dei reati contestati relativi ai fatti oggetto del procedimento. La sentenza supera quanto richiesto dall’accusa, che aveva indicato una pena di sette anni. Nel corso del processo i genitori della minore si sono costituiti parte civile, mentre la difesa dell’uomo ha provato a smontare le accuse, senza però ottenere un esito favorevole.