NAPOLI, 16 giugno 2026 – Due nuovi arresti segnano un ulteriore sviluppo nelle indagini sull'omicidio di Fabio Ascione, il giovane ventenne tragicamente scomparso la notte del 7 aprile nel quartiere Ponticelli. Le operazioni, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Napoli, hanno portato in carcere un uomo di trent'anni e un ventiquattrenne, quest'ultimo cugino della vittima. Entrambi sono accusati di porto e detenzione illegale di arma comune da sparo, con l'aggravante del metodo mafioso contestata specificamente al ventiquattrenne, che risulta essere vicino al clan De Micco.

Le investigazioni hanno permesso di ricostruire un quadro dettagliato degli eventi. I due arrestati, secondo quanto emerso, avevano il compito di custodire la pistola che fu poi utilizzata per colpire mortalmente Ascione al torace. Le immagini acquisite dai sistemi di videosorveglianza si sono rivelate fondamentali per accertare che l'arma era stata consegnata al ventitreenne Francescopio Autiero. Quest'ultimo l'aveva impiegata poco prima della tragedia in un violento conflitto a fuoco, avvenuto nei pressi di un bar, scaturito da uno scontro tra gruppi rivali, uno dei quali proveniva dalla zona del Vesuviano.

La dinamica fatale e il ruolo delle immagini

La ricostruzione degli inquirenti suggerisce che il colpo fatale che ha stroncato la vita di Fabio Ascione sia partito accidentalmente.

Autiero, in un momento di spavalderia, si stava vantando del raid appena compiuto con un gruppo di ragazzi quando, per errore, esplose il proiettile che raggiunse Ascione al petto mentre il giovane rincasava dal lavoro. La sequenza degli eventi è stata cristallizzata da alcuni fotogrammi dei video di sorveglianza, nei quali si riesce a distinguere chiaramente il cugino della vittima mentre apre il giubbotto e Autiero che estrae l'arma, pochi istanti prima del drammatico epilogo.

Il contesto investigativo e l'omertà

Le indagini, condotte con meticolosità dai Carabinieri della Compagnia di Poggioreale sotto la direzione della DDA di Napoli, si sono svolte in un ambiente spesso caratterizzato da un profondo clima di omertà, che ha reso particolarmente complesse le attività investigative.

Questo nuovo sviluppo si inserisce in un contesto più ampio: in precedenza, il ventitreenne Francesco Pio Autiero, già identificato come nipote di un esponente del clan De Micco, si era già consegnato alle forze dell'ordine. Era stato fermato con l'accusa di omicidio volontario aggravato da finalità mafiose, porto e detenzione di arma da fuoco con le relative aggravanti. Un minorenne era stato anch'esso coinvolto nel conflitto a fuoco che aveva preceduto il tragico decesso di Ascione.

La capacità di analizzare e interpretare le immagini delle telecamere di videosorveglianza ha rappresentato un elemento decisivo. Queste prove visive hanno consentito di superare il "muro di silenzio" e di ricostruire con precisione la sequenza cronologica degli eventi, portando alla luce la verità dietro la morte di Fabio Ascione e fornendo elementi cruciali per gli arresti odierni.