A Napoli, un sit-in si è svolto davanti alla prefettura, in un'iniziativa di mobilitazione per la liberazione di dieci attiviste e attivisti della Global Sumud Flotilla di terra. Il convoglio, diretto a Gaza, è stato fermato in Libia, nell'area di Bengasi, e i suoi membri sono trattenuti da oltre dieci giorni. Tra loro, due cittadini italiani: Domenico Centrone e Dina Alberizia.

I manifestanti hanno richiesto l'immediata liberazione degli attivisti, denunciando l'inerzia del governo che, al di là delle dichiarazioni di prassi, non starebbe agendo concretamente per i connazionali, ritenuti colpevoli di nulla.

Dal presidio è stato affermato: "Bisogna rompere il silenzio e l'ipocrisia perché non è difficile scorgere la regia israeliana dietro questi arresti gratuiti. Continuare a boicottare il genocidio del popolo palestinese è un dovere umano. Non ci fermeranno".

Le condizioni di detenzione e le richieste di intervento

La delegazione della Global Sumud Land Convoy, composta dai dieci attivisti, inclusi i due italiani, è ancora trattenuta in Libia orientale dopo aver tentato di negoziare un passaggio sicuro verso Gaza. Gli attivisti hanno ricevuto una sola visita consolare e non dispongono di un'assistenza legale efficace. Le organizzazioni coinvolte hanno richiesto maggiore visibilità sulle condizioni dei detenuti e sui capi d'accusa, sollecitando un intervento urgente del governo italiano per la tutela dei diritti fondamentali.

La mobilitazione nazionale e gli appelli diplomatici

In aggiunta al sit-in di Napoli, è stato convocato un presidio nazionale davanti alle prefetture e una conferenza stampa alla Farnesina. Tali iniziative mirano a sollecitare un'azione diplomatica e la tutela dei diritti umanitari, in conformità con la Convenzione di Ginevra. Le richieste principali riguardano la liberazione immediata degli attivisti e la garanzia di condizioni di detenzione trasparenti e rispettose dei diritti fondamentali.