Don Maurizio Patriciello, parroco del Parco Verde di Caivano, ha rivolto un messaggio di perdono e profonda comprensione ad Adriano Cappellari, il giovane cronista veneto indagato dalla Procura di Vicenza. L'accusa nei confronti di Cappellari è di simulazione di reato: avrebbe infatti organizzato personalmente gli episodi intimidatori che lo avevano visto come presunta vittima nei mesi scorsi, arrivando a beneficiare di una scorta a seguito delle presunte minacce.

Il sacerdote ha ripercorso la conoscenza con Cappellari, avvenuta durante un incontro a Enego, in provincia di Vicenza, ricordando le qualità personali e professionali del giovane.

Don Maurizio ha raccontato di aver ricevuto, nel febbraio precedente, una lettera minatoria indirizzata a lui, a Giorgia Meloni e allo stesso Cappellari, sporgendo regolare denuncia. Episodi analoghi avevano già interessato il cronista, come l'esplosione di un ordigno sotto la sua abitazione nel mese di maggio. "Mi faceva tenerezza questo ragazzo costretto a subire prepotenze. Mi facevano rabbia i vigliacchi anonimi che lo minacciavano", ha dichiarato il parroco, esprimendo il suo iniziale sentimento di vicinanza.

Le accuse e le prove della Procura di Vicenza

La Procura di Vicenza, basandosi sugli accurati accertamenti condotti dai Carabinieri, ha iscritto Cappellari nel registro degli indagati per incendio, calunnia e simulazione di reato.

Gli investigatori accusano il giovane di aver orchestrato in prima persona l'attentato incendiario del 30 maggio, quando alcune bombolette di gas furono date alle fiamme davanti alla sua casa di Enego, sull'Altopiano di Asiago. A incastrare il ventenne aspirante giornalista sono state le immagini della videosorveglianza, esaminate dai Ris dei Carabinieri, e l'analisi degli acquisti online delle stesse bombolette e dell'alcol usato per incendiarle: sarebbe stato lui stesso a comprarle e a farsele recapitare a casa.

Don Maurizio si è detto "basito" dagli esiti delle indagini, esprimendo il suo stupore: "No, nemmeno per un istante avrei pensato che quel giovane veneto dal volto buono, potesse arrivare a fare una cosa tanto grave e tanto stupida.

Sono contento che si sia arrivati alla fine di questa storia. Faccio i miei complimenti ai carabinieri di Bassano del Grappa e alla Procura di Vicenza. Resta l’amarezza nel constatare che il male non vuol morire. E attacca tutti. E si intrufola dappertutto. E insozza tutto. Sono addolorato".

L'appello al perdono e alla verità

Nel suo toccante messaggio, don Maurizio ha invitato Adriano Cappellari a chiedere perdono e a ricominciare la propria vita: "Sei tanto giovane, non lasciarti andare, ma chiedi perdono e rialzati. Il perdono da parte mia è già partito, ma se hai bisogno chiama". Il parroco ha inoltre esortato il giovane a raccontare tutta la verità e a rivolgere le proprie scuse ai genitori, alla sua comunità di Enego, a don Federico, alle forze dell’ordine, alla Procura di Vicenza, a Giorgia Meloni e a lui stesso.

"Rialzati. Ricomincia a vivere", ha concluso il sacerdote, offrendo una via per la redenzione.

La vicenda ha generato notevole attenzione, anche per il coinvolgimento di figure pubbliche e per la metodologia investigativa che, attraverso l’analisi meticolosa di materiali e immagini di videosorveglianza, ha condotto all’iscrizione di Cappellari nel registro degli indagati per i reati contestati dalla Procura di Vicenza.