Il procuratore generale presso la Corte di Appello di Napoli, Aldo Policastro, ha espresso forti critiche verso le nuove linee guida del Consiglio Superiore della Magistratura (Csm) sulla comunicazione istituzionale degli uffici giudiziari. Il dissenso è emerso l'8 luglio 2026, durante una conferenza stampa per un accordo contro la criminalità economica.

In tale occasione, Policastro ha annunciato la videoregistrazione della conferenza “in attuazione della delibera del Consiglio Superiore della Magistratura del 10 giugno 2026”. Ha espresso profondi dubbi, sottolineando l'importanza di un “popolo informato” in una democrazia.

Le direttive Csm: comunicazione e tutela reputazionale

Le nuove disposizioni del Csm, approvate dal Plenum il 10 giugno 2026, prevedono comunicazione con la stampa principalmente per iscritto, limitando le conferenze stampa a casi eccezionali e a un specifico interesse pubblico. Il testo, aggiornando le indicazioni del 2018, introduce la protezione della reputazione accanto alla presunzione di innocenza, rafforzando tracciabilità e tempestività. Il vicepresidente del Csm, Fabio Pinelli, ha sottolineato l'obiettivo di un bilanciamento tra diritto di cronaca e diritto alla reputazione, evidenziando come la reputazione lesa diventi un diritto fondamentale e la necessità di una “contronarrazione” per smentite, con aggiornamenti d'ufficio o su richiesta, responsabilità della Procura.

Reazioni nel mondo giudiziario e giornalistico

Il dissenso di Policastro segue quello del procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, che il giorno precedente aveva criticato la delibera, affermando il diritto del pubblico all'informazione e la capacità dei giornalisti di discernere notizie.

Anche la Federazione della Stampa e l’Ordine dei giornalisti hanno espresso critiche. Alessandra Costante (FNNSI) ha manifestato preoccupazione per interpretazioni restrittive che potrebbero limitare il diritto dei cittadini ad essere informati, evidenziando come la restrizione delle conferenze stampa non debba diventare un pretesto per comunicati scarni o per evitare domande. Carlo Bartoli (Ordine dei giornalisti) ha definito le linee guida “decisamente anacronistiche e fuori dal tempo”, lamentando limiti all'informazione professionale, concludendo che “il giornalismo non può essere ridotto a un mortificante ‘copia e incolla’”.