Le indagini sull'omicidio di Youssef Rama Abdelaziz, il diciannovenne di origine egiziana accoltellato sabato scorso a Crema, proseguono con l'acquisizione di importanti elementi. Il giovane è stato aggredito nei pressi del parcheggio del supermercato Conad in viale Repubblica. I carabinieri hanno fermato tre individui in relazione al delitto: Pape Mamadou Ndiaye, senegalese di venticinque anni; Bajron Hoxha, albanese di ventitré anni; e Ahmed El Hadad, ventiquattrenne di origine egiziana. Tutti e tre sono accusati di concorso in omicidio e, durante l'interrogatorio in caserma davanti al sostituto procuratore Alessio Dinoi, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.
Per la giornata di domani, 15 luglio 2026, è fissato l'interrogatorio di garanzia dinanzi al giudice per le indagini preliminari. L'udienza di convalida dei fermi si preannuncia cruciale per definire con maggiore chiarezza il ruolo e le responsabilità di ciascuno dei tre sospettati nell'aggressione fatale. Nel frattempo, gli inquirenti hanno acquisito e stanno esaminando diversi filmati provenienti dai circuiti di videosorveglianza, sia pubblici che privati, della cittadina lombarda.
La dinamica dell'aggressione ripresa dalle telecamere
Le immagini registrate dalle telecamere offrono una ricostruzione dettagliata delle fasi precedenti e successive all'omicidio. I filmati mostrano Youssef Rama Abdelaziz in compagnia di un amico, seguiti dall'arrivo dei tre sospettati.
Si assiste poi al confronto, alla successiva lite e, infine, alle coltellate che hanno colpito mortalmente il diciannovenne. Subito dopo l'aggressione, Youssef è stato soccorso dall'amico, mentre il gruppo degli aggressori si è dato alla fuga, inizialmente a piedi e poi a bordo di un'automobile. L'analisi dei movimenti catturati suggerisce che l'incontro fosse stato fissato per un chiarimento, degenerato poi in violenza efferata.
Le indagini e il ritrovamento dell'arma del delitto
Dalle prime ricostruzioni, emerge che la sera di sabato 11 luglio 2026, Youssef aveva avuto una discussione con Pape Mamadou Ndiaye all'interno di un bar situato vicino alla Posta. Dopo l'alterco, Ndiaye era stato allontanato dal locale.
Secondo il racconto di Mohamed Bahloul, fratello della vittima, Youssef lo aveva informato telefonicamente dell'accaduto e, nonostante il suggerimento di rientrare a casa, aveva deciso di fare una passeggiata in direzione del supermercato. Poco dopo, è stato circondato da tre persone e colpito a morte. Mohamed, accorso sul posto, ha trovato il fratello a terra in una grave emorragia.
Un coltello, ritenuto l'arma utilizzata nel delitto, è stato recuperato domenica nell'Adda, nel tratto compreso tra Spino d'Adda e Zelo Buon Persico. Il ritrovamento è avvenuto grazie all'intervento dei sommozzatori dei vigili del fuoco, coordinati dai carabinieri. L'arma è ora sotto esame presso il laboratorio scientifico per l'analisi del DNA e per accertarne la connessione diretta con l'omicidio.
Voci investigative, sebbene non ancora confermate ufficialmente, suggeriscono che il coltello possa essere di proprietà del senegalese fermato. La famiglia di Youssef, intanto, attende la restituzione della salma per poterla trasportare in Egitto, dove il giovane riceverà sepoltura.