Il gioielliere Mario Roggero si è costituito spontaneamente nel carcere di Bollate, a Milano, dove ha iniziato a scontare la sua condanna. La pena, pari a 14 anni e 9 mesi di reclusione, è stata confermata in via definitiva dalla Corte di Cassazione. La sentenza riguarda l'uccisione di due rapinatori e il ferimento di un terzo durante un assalto alla sua gioielleria, avvenuto il 28 aprile 2021. Roggero, all'età di settantadue anni, ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano un commento sul suo pentimento, affermando: “sì ma con il senno di poi, bisogna trovarsi in quelle situazioni”.
L'ingresso in carcere e le prime reazioni
L'ordine di carcerazione è stato firmato dal procuratore di Asti. Il gioielliere Mario Roggero si è recato nel penitenziario subito dopo la pronuncia della sentenza definitiva. Al suo arrivo, è stato accolto da una guardia e, in seguito, dal direttore del carcere. Roggero ha definito la sua condizione una “follia”. Ha inoltre raccontato di aver promesso al nipotino, durante una videochiamata, che avrebbero potuto ancora andare a Gardaland, pur consapevole che la sua detenzione si protrarrà fino all'età di ottantasette anni. La moglie gli è rimasta accanto per offrirgli conforto, mentre le figlie sono apparse molto provate dalla difficile situazione.
Il percorso giudiziario e il dibattito sulla grazia
La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza emessa dalla Corte d'appello di Torino, la quale aveva già ridotto la pena inflitta in primo grado dal tribunale di Asti, che ammontava a diciassette anni. Grazie all'applicazione delle attenuanti generiche e allo sconto per buona condotta, a Mario Roggero restano da scontare circa undici anni e dieci mesi di reclusione. Gli atti giudiziari hanno anche riportato alla luce un episodio risalente al 2005, in cui Roggero aggredì il fidanzato della figlia. Tale evento è stato citato come prova di una modalità di reazione agli eventi impulsiva, già manifestatasi nel passato del gioielliere. Parallelamente al caso, si è acceso un dibattito istituzionale sulla grazia presidenziale.
Questo tema è stato oggetto di un incontro tra il Presidente della Repubblica e il Ministro della Giustizia, volto a chiarire i limiti e le procedure di questa importante prerogativa costituzionale italiana.