Il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana (CEI) e arcivescovo di Bologna, è intervenuto sul caso di Abderrahim Fakir, deceduto il 19 luglio durante un intervento delle forze dell’ordine al Pilastro. In un’intervista del 26 luglio 2026, Zuppi ha evidenziato la complessità della sicurezza, sottolineando come chi la gestisce si trovi spesso in condizioni difficili, imprevedibili e di grande tensione. Ha rimarcato che tali situazioni richiedono non solo l’indispensabile capacità di usare la forza, ma soprattutto il suo controllo.
Fakir: Zuppi chiede accertamento fatti e condanna violenze
Il cardinale ha espresso piena solidarietà alle forze di polizia, affermando che è "proprio nel loro interesse valutare i fatti e verificare eventuali errori e responsabilità". Zuppi ha ribadito l’importanza di non trasformare la richiesta di giustizia in una condanna preventiva, chiarendo che "chiedere giustizia non vuol dire condanna, ma accertamento dei fatti e giudizio equo sulle responsabilità". Ha ammonito che affrettare le conclusioni è pericoloso e rischia di enfatizzare una polarizzazione che ostacola la verità.
Durante l’intervista, Zuppi ha inequivocabilmente condannato le violenze avvenute durante il corteo di protesta seguito alla morte di Fakir, definendole "sempre inaccettabili".
Ha però invitato a non cancellare il significato della mobilitazione, distinguendo la violenza di una minoranza assoluta dalle intenzioni solidali dei partecipanti pacifici. Il cardinale ha inoltre apprezzato le parole del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha assicurato che "non sarà un nuovo caso Cucchi".
Zuppi ha infine richiamato l’attenzione sul rischio che la vicenda venga letta esclusivamente attraverso la lente dello scontro politico. Ha riaffermato l’impegno della Chiesa a difendere l’umanità e il bene comune, che è "sempre di tutti e per tutti". Ha concluso sottolineando che "la pace non è mai una volta per tutte e inquinare l’ambiente con parole e gesti violenti è sempre pericoloso e colpevole".