Il carcere di Torino, noto come Lorusso e Cutugno, è stato visitato da Filippo Blengino, segretario di Radicali Italiani, che ne ha offerto una descrizione allarmante, definendolo «più che un carcere, un ospedale abbandonato a sé stesso». La struttura ospita centinaia di persone con gravi problemi psichiatrici e fisici, tra cui ottantenni, individui con disabilità significative, un uomo privo di una gamba e persino una persona non vedente. Blengino ha sottolineato come queste figure rappresentino un quadro di fragilità che necessiterebbe di aiuto e reinserimento, ben lontano dall'immagine di "pericolosi criminali".

La situazione è ulteriormente aggravata dal sovraffollamento cronico: a Torino si contano oltre 1.550 detenuti, costretti a vivere in quelle che vengono definite «celle disumane». A questa criticità si aggiunge una drammatica carenza di personale, che rende insostenibile la gestione di una popolazione carceraria così vasta e vulnerabile. Il segretario dei Radicali Italiani ha espresso una condanna severa, etichettando l'attuale sistema carcerario come «da lager» e invocando un urgente ritorno della Costituzione anche dietro le sbarre, dove, a suo dire, «da tempo è sospesa».

Il contesto di un'emergenza persistente

Le denunce odierne si inseriscono in un quadro di criticità note e persistenti. Già in una precedente visita dei Radicali al carcere di Torino, avvenuta nell'aprile del 2025, erano state evidenziate problematiche analoghe.

I rapporti di allora segnalavano un sovraffollamento significativo, con 1.450 detenuti a fronte di una capienza massima di 1.050. A ciò si univa una marcata mancanza di personale, con un organico di circa 700 agenti rispetto a un fabbisogno stimato di circa 1.000 unità. Le carenze strutturali croniche riguardavano anche l'igiene, la manutenzione e l'assistenza sanitaria, aspetti che continuano a destare profonda preoccupazione.

Un peggioramento costante delle condizioni

Il dato attuale di oltre 1.550 detenuti conferma un preoccupante peggioramento rispetto ai 1.450 registrati nel 2025, rafforzando ulteriormente il quadro di sovraffollamento e di carenze strutturali già denunciate. La continuità di queste problematiche è stata evidenziata anche nel dicembre 2025, quando Radicali e Possibile avevano già definito la situazione del carcere di Torino con l'espressione «numeri fuori controllo».

In quell'occasione, le segnalazioni vertevano sul sovraffollamento, sul disagio psichiatrico diffuso tra i detenuti e sulla persistente carenza cronica di personale.

Il confronto tra le diverse visite e i report periodici rivela una continuità allarmante nelle criticità che affliggono l'istituto penitenziario. Aspetti come l'igiene, la manutenzione delle strutture, l'adeguatezza dell'assistenza sanitaria, l'insufficienza dell'organico e il sovraffollamento rimangono nodi irrisolti. La presenza di un numero elevato di detenuti con fragilità fisiche e psichiche, che necessiterebbero di percorsi specifici di cura e reinserimento, accentua l'urgenza di interventi strutturali e normativi per garantire il rispetto dei diritti umani e la dignità delle persone private della libertà.