È fissato per domani mattina, nel carcere di Rebibbia, l'interrogatorio di garanzia per Valter Lavitola, arrestato lunedì con l’accusa di essere il presunto mandante dell’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci. L’episodio si è verificato il 16 ottobre dello scorso anno, vicino Roma, all’esterno dell’abitazione di Ranucci a Pomezia.
L'imprenditore è al centro di un'inchiesta che lo vede accusato di reati gravi, con l'aggravante del metodo mafioso, elemento chiave contestato dalla Direzione distrettuale antimafia (DDA) di piazzale Clodio.
Le accuse e l'indagine della DDA
Nei confronti di Valter Lavitola, i pubblici ministeri contestano una serie di capi d'accusa che includono concorso in tentata strage, detenzione, porto e impiego illegale di esplosivi, danneggiamento aggravato e minaccia aggravata. Tutte queste imputazioni sono aggravate dal metodo mafioso. Sono inoltre in corso di accertamento ulteriori reati di strage e associazione per delinquere di tipo mafioso. L’interrogatorio davanti ai magistrati della Capitale è atteso per la giornata di domani nel carcere romano.
Nei giorni scorsi, i carabinieri del nucleo investigativo di Roma hanno condotto perquisizioni personali e domiciliari a carico di Lavitola. Durante queste operazioni, sono stati sequestrati telefoni, computer, tablet, hard disk, documenti e altri supporti digitali.
Questi materiali sono ritenuti essenziali per ricostruire i rapporti tra gli indagati e la complessa pianificazione dell'attentato.
Altri indagati e la posizione di Gomes Clesio Tavares
L’inchiesta coinvolge anche altri indagati, tra cui Pellegrino D’Avino, Antonio Passariello, Saverio Mutone, Luca Amato e Marika De Filippis. Un ruolo di particolare rilievo è attribuito a Gomes Clesio Tavares, cittadino camerunense e factotum di Lavitola. Egli è ritenuto dagli inquirenti l’intermediario che avrebbe messo in contatto Lavitola con la banda responsabile di aver materialmente piazzato l’ordigno esplosivo.
Attualmente, Gomes Clesio Tavares risulta latitante e si ritiene che si trovi in Africa. I pubblici ministeri hanno già manifestato la volontà di avviare la procedura per richiederne l'estradizione in Italia, al fine di poterlo interrogare e chiarire la sua posizione nell'ambito dell'indagine.
Secondo quanto emerso dal decreto della DDA di Roma, un presunto sopralluogo sarebbe stato effettuato il 15 settembre 2025, circa un mese prima dell’attentato, proprio davanti all’abitazione di Ranucci. A questo sopralluogo avrebbero partecipato sia Valter Lavitola che Gomes Clesio Tavares. Inoltre, alcune intercettazioni tra Gomes e la sua compagna suggeriscono che il suo rientro in Italia fosse subordinato a decisioni attribuite a Lavitola e che il suo trasferimento in Camerun, avvenuto dopo l’attentato, sia stato facilitato.