A Mestre, il 5 agosto 2026, gli agenti del commissariato locale hanno eseguito l'arresto di un quarantenne veneziano. L'uomo è stato condotto in carcere su ordine del giudice per le indagini preliminari (GIP), con l'accusa di atti persecutori nei confronti di un lontano familiare. L'operazione conclude un'indagine che ha svelato un lungo periodo di vessazioni.
L'indagato aveva reso la vita della vittima un inferno, con appostamenti continui, insulti e minacce di morte, anche via social. La condotta è culminata nell'incendio del garage del parente.
La vittima, per timore di incontrarlo, aveva modificato drasticamente le proprie abitudini, nascondendo l'auto e dormendo fuori casa.
Il profilo del sospettato e la misura cautelare
L'indagine della Procura di Venezia ha delineato un grave quadro indiziario, evidenziando la particolare pericolosità sociale del sospettato. L'uomo vanta numerosi precedenti per furto, ricettazione, resistenza e minaccia. Era già stato sottoposto a sorveglianza speciale per tre anni, misura disposta dall'autorità giudiziaria su proposta del Questore di Venezia, con restrizioni alla libertà personale.
Di fronte all'ennesima richiesta di soccorso della vittima, il GIP ha disposto la custodia in carcere. L'esecuzione è stata affidata agli agenti del commissariato della terraferma.
Il procedimento penale non è ancora concluso.
La sorveglianza speciale: contesto e finalità
La sorveglianza speciale è una misura di prevenzione richiesta dal Questore al Tribunale per individui socialmente pericolosi. Impone obblighi come la fissazione della dimora, il divieto di frequentare persone condannate o di detenere armi. La durata può variare da uno a cinque anni, mirando a prevenire ulteriori reati e tutelare la sicurezza pubblica.