Noi Italiani non siamo il "popolo di santi, poeti e navigatori" che abbiamo far voluto credere per secoli al resto del mondo.

Indro Montanelli, il più Italiano degli Italiani, come il suo Guicciardini che del nostro popolo coniò il celebre motto secondo il quale sia bene mai fidarsi, ché arrecheremmo soltanto delusione, ci definiva "cialtroni". Così, per la più parte, ci disinteressiamo – dal semplice cittadino all'amministratore del pubblico, il politico – del nostro patrimonio, ricchezza di tutti.

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Di recente, ne ha fatto le spese il burattino più famoso al mondo, tanto che meritò un film animato della "Disney", Pinocchio, nato dalla Fantasia di Carlo Lorenzini, "nom de plume" Collodi. Ma che è successo al burattino?

Martedì 29 gennaio, Andrea Balestri, il Pinocchio pisano scelto dal regista Luigi Comencini per il famoso sceneggiato tv del 1971, lancia una petizione tramite internet che sta raccogliendo adesioni da tutta Italia, ad un ritmo di circa 3000 adesioni giornaliere.

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Andrea Balestri ha scoperto, infatti, che l'unico ed originale burattino, quello utilizzato proprio nel bellissimo sceneggiato, tra l'altro con l'insostituibile Geppetto interpretato dal grande Nino Manfredi è stato acquistato da un imprenditore francese.

Quindi, un altro pezzetto della storia artistica italiana che se ne va all'estero, a far compagnia certo ad oggetti ben più blasonati – come "La Gioconda" di Leonardo o la celebre saliera del Cellini – ma che dovrebbero far parte del patrimonio comune di "una popolazione".

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L'obiettivo di Balestri convincere la Cassa di Risparmio di Pistoia e Lucchesia ad attivarsi per riacquistare la versione meccanizzata dell'antico burattino ed esporla poi nella sua vera "casa", il parco di Pinocchio a Collodi, giardino fondato nel 1956, e, da allora visitato da circa 7 milioni di persone.

Afferma Balestri: "La Cassa di Risparmio di Pistoia e Lucchesia si è impegnata più volte per valorizzare il territorio della Provincia di Pistoia e credo che potrebbe essere suo interesse che il burattino più famoso del mondo possa essere restituito alla terra a cui appartiene, e possa essere donato alla Fondazione Nazionale Carlo Collodi."

Rincara: "Noi italiani siamo dei bischeri: non possiamo farci sottrarre uno dei simboli del nostro cinema, un cimelio che è ancora nei cuori di tutti i bambini di ieri e di oggi!"

Racconta poi: "Un paio di anni fa ho rintracciato Oscar Tirelli, il realizzatore della marionetta utilizzata nello sceneggiato; sono andato a trovarlo nella sua abitazione di Roma e lì ho scoperto che il burattino erano ancora in suo possesso.

Lo vidi con i miei occhi in un angolo del garage, appoggiato per terra, un po' malmesso e logorato dal trascorrere del tempo. E' stata un'emozione, come ritrovare il giocattolo preferito perduto chissà dove".

La marionetta, unico esemplare meccanizzato con un sistema di cavi e leve del Pinocchio di Comencini, è stata successivamente restaurata da Tirelli, ma poi venduta a un imprenditore francese per circa 30mila euro.

In alcune occasioni, il burattino meccanizzato in questi anni è tornato di tanto in tanto in Italia, ma "risiede" in Francia.

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Nel frattempo bisognerà accertarsi se l'attuale proprietario sia intenzionato a cederlo.

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