Arturo Toscanini, fatto che vale per quasi tutti coloro che siano veramente "grandi", rimane un personaggio sul quale molto si è discusso tanto per la sua interpretazione musicale quanto per la vita. Nel primo caso, il più importante per un artista, il suo approccio alla musica, della quale il maestro, in realtà, viveva, resta un termine di paragone con il quale ogni direttore debba misurarsi, indipendentemente dalle proprie idee interpretative.

Altrettanto importante è valutare quanto il "Toscanini uomo" incida sull'Artista e viceversa: nel caso di testimonianze dirette di artisti che ebbero la fortuna di collaborarvi, oppure dei familiari, si apre una strada che permettere di valutare con maggiore serenità la complessa individualità di un direttore rigoroso pur nella libertà interpretativa di molte pagine da lui affrontate.

Il documento che la RSI – Radio Televisione della Svizzera italiana – dedicò al Maestro, tramite i ricordi, le impressioni, gli affetti dei nipoti e di alcuni collaboratori, condotto con chiarezza ed esemplare riflessione dalla giornalista svizzera Nicoletta Gemnetti, è un prezioso capitolo sulla figura dell'artista.

Ora, grazie alla casa musicale milanese "Concerto", il documentario è disponibile per l'Italia e per l'estero pertanto, sotto la propria etichetta.

La piccola casa milanese si dimostra, così, attenta all'attività musicale italiana in rapporto al resto del mondo, tramite uno scambio di eccellenze artistiche che, con ragionata selezione, rendono merito alle competenze ed alla fantasiosa Arte del nostro paese, che, quanto a cultura, nulla ha da invidiare ad altri, semmai essendo stato veramente il faro di gran parte del mondo antico e contemporaneo.

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Proprio come nel caso di Arturo Toscanini, dalle interviste della Gemnetti "letto" tanto nell'aspetto pubblico, quanto nel privato: ne sorte un uomo a tutto tondo, interessato tanto dell'arte, quanto della società forte dell'idea che il connubio "artista – società civile" sia preponderante in ogni società che si voglia ritenere realmente moderna ed attenta al cittadino.

Ecco le sue battaglie, quindi, tanto artistiche, quanto "politiche", accanto al padre e nonno affettuoso, a colui che amava la compagnia di amici e della vita familiare più di quanto non si immagini.

Ne cogliamo così un genio bifronte, capace di sfuriate eccezionali con i suoi collaboratori, esigente prima con se stesso che con gli altri; mai soddisfatto dei risultati artistici perché alla ricerca di una perfezione irraggiungibile.

Forse, mai come in questo documentario vale il suo celeberrimo credo – "Fortunate le arti che non hanno bisogno di interpreti" – giacché, dalle testimonianze siamo portati a "condividerne" i punti di vista, la ricerca, lo studio continuo: in tal senso, molto materiale inedito, come gli ascolti del microsolco nel proprio studio, assieme al nipote, ci appare esemplificativo della sua perenne incontentabilità artistica.

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