E' un film che, contrariamente al titolo, non ha certo le velocità di un'azione intrepida. Le inquadrature, i primi piani, quel volto buono e da libro Cuore di Albanese più che esprimere coraggio trasmette pena e ingenuità. Eppure l'intrepido, per quanto non riuscito come il film precedente 'Il primo uomo' o altri come Lamerica o Il ladro di bambini è un film da vedere.

Tutto interamente ambientato nella città di Milano, in una Milano che dal centro alle vie della periferia, con le case di ringhiera e i palazzoni-grattacielo che svettano ovunque mantiene sempre, dall'inizio alla fine, sia in estate che in inverno la stessa terribile faccia, la desertificazione dei rapporti umani.

Il deserto è ovunque e vieppiù tra gli stessi familiari.

Quando il buon Antonio Pane rivede la moglie da cui è separato da anni, sembra che questo deserto scompaia. Ma anche questa è una pia illusione. Il deserto che momentaneamente si è allontanato ripiomba su di lui nel peggiore dei modi proprio in quel bel negozio di scarpe in cui era stato messo a fare il commesso. Le scatole nel magazzino cadranno su di lui, completamente vuote, ma vieppiù crolla in lui un sogno, la possibilità di un riscatto.

Da cosa Antonio Pane si vuole riscattare? Dalla vita di miseria e di ristrettezze a cui è costretto, dal lavoro di 'rimpiazzista' che è obbligato a fare per tirare avanti. Lo vediamo imbianchino, muratore, saltimbanco, uomo delle pulizie, addetto ai reparti di macelleria, ma mai e poi mai avrebbe voluto trovarsi nei panni di chi consegna un bambino nelle mani di un pedofilo.

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Il bambino è muto. E lì, solo allora, il buon Antonio Pane reagisce. Ed ha la forza di spezzare il laccio maledetto ma necessario che lo lega al suo datore di lavoro.

Se ne va in Albania, a lavorare in una cava. Da Milano all'Albania il salto è notevole, ma tutto si fa pur di guadagnare il pane onestamente. Un solo spazio di paradiso è concesso al buon Antonio, è il rapporto col figlio musicista e con la giovane depressa. Strane creature anche queste e mentre il film s'incunea nel raid finale di una drammaticità sempre più alta, ecco comparire ancora una volta il volto del padre al figlio musicista sofferente ed esangue prima di un concerto, e il concerto si fa, nonostante tutto.

Film da vedere, con la fotografia di Luca Bigazzi e le musiche di Franco Piersanti. Film da vedere e su cui riflettere nonostante tutto. Perchè in tempi bui come quelli attuali più di ogni altra cosa vale la speranza , più di ogni altra cosa traina l'interiore capacità di rimanere integri e disposti ad aiutare chi è nel bisogno più di noi.