Grotta San Biagio ai piedi della collina di Varano, nella città di Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli , è un monumento di rara bellezza. Sconosciuta ai più e per anni negata al pubblico, in occasione del Maggio dei Monumenti, il fulcro dell'identità stabiese si apre al pubblico con visite guidate. Ed è subito boom di visite per la grotta, raro esempio di archeologia paleocristiana. Tanti i visitatori che si sono messi in fila per ammirare il monumento sottratto alla collettività. E' Grotta San Biagio uno spazio scavato nel tufo grigio, alle pendici della zona collinare di Varano.

Una cavità artificiale dove si intrecciano tra di loro la storia della città romana di Stabiae, sepolta dall'eruzione del Vesuvio del 79 dopo Cristo e quella della sua rinascita, con la presenza dei primi cristiani e dei monaci benedettini.

Di Grotta San Biagio si iniziano ad avere testimonianze già in epoca post romana. Tanto è vero che l'ipogeo paleocristiano viene utilizzato, già nel V secolo dopo Cristo , come catacomba. Gli studiosi, infatti, raccontano che testimonianze di questa grotta risalgono al V-VI secolo dopo la morte di Cristo. Furono poi i monaci benedettini , in epoca medioevale, ad adibirla a basilica.

Sono gli anni questi che Grotta San Biagio si arricchisce di affreschi. Da quelli dei primi cristiani che raffigurano gli arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele (ed anche del quarto arcangelo Uriele, disconosciuto dopo il Concilio di Aquisgrana, perché il suo nome compare solo nei Vangeli apocrifi) ad un dipinto che con ogni probabilità ritrae lo stesso santo patrono di Castellammare di Stabia, Catello ad opere successive del Quattrocento, forse di scuola giottesca.

Un tesoro nascosto tra i cunicoli che racchiudono al proprio interno affreschi eccezionali di epoca antichissima. Affreschi che dopo anni di oblio sono ritornati, almeno per questo fine settimana, e per le prossime date del Maggio dei Monumenti ad essere visibili al pubblico.

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