Per gli appassionati di Cinema, ecco un’intervistain esclusiva rilasciata a Paolo Leardi da Ivan La Ragione, regista e sceneggiatore di Napoli.
Le domande
«Se dovessi attualizzare il tuo lavoro in una definizione, cosa vuol dire, oggigiorno, essere un regista?»
Essere un regista vuol dire riuscire a governare una moltitudine di professionalità e talenti in un’unica direzione.
«Quali sono i modelli principali a cui ti ispiri?»
Non ci sono autori a cui mi ispiro quando tento di inventare qualcosa di nuovo, però ci sono autori come Kubrik, Lynch, Von Trier, Gilliam che credo mi siano rimasti attaccati alle sinapsi.
«La cultura partenopea ha molta influenza sulla tua professione?»
In realtà no. La millenaria cultura partenopea rischia di risucchiarti nello stereotipo o nell’anti stereotipo. Eppure confesso che ho scritto un film action ambientato a Napoli: “Piccioni & Pallottole”, una sorta di “Grosso guaio a Chinatown” ai tempi dei droni e della nanotecnologia.
«Negli ultimi anni, l’influenza massmediatica ha spostato il fulcro dalla Televisione al web: come giudichi questo passaggio?»
Lecito e conseguenziale ad anni di pessima TV che ci hanno proposto fino alla nausea; senza mai puntare sull’idea, sull’autore. Loro unica abilità è stata riadattare format importati. Eccetto Boris, Romanzo criminale, Gomorra, la TV era il cimitero dei creativi.
Il web, invece, è una sorta di far west. Ti dà la libertà di esprimerti senza vincoli e costrizioni ma è per tutti, fantastica e democratica ma se non possiedi un’adeguata organizzazione mediatica, rischi di finire in un torrido calderone fatto di gattini che miagolano e bollette che lievitano.
«Attraverso la tua opera, cosa speri di trasmettere?»
L’inaspettato.
«I consigli che daresti ad un regista emergente?»
- Se sei proprio sicuro di voler fare questo lavoro? Se sei privo di senno e ottuso allora sei sulla buona strada.
- Tutti ti si opporranno, la gente sana (amici e parenti) ti vogliono vedere in banca, dietro lo sportello, magari in giacca e cravatta. Non lì che acchiappi le mosche. Loro non vedranno che ti affatichi per dare un senso alle tue idee, per loro acchiappi mosche. Immaginarie.
- Se il mondo che hai in mente è così forte da non riuscire a reprimerlo e vuoi materializzarlo devi essere ottuso per non badare al dolore e scrivere ostinatamente una storia che abbia un senso non solo per te ma anche per gli alti.
- Una volta scritta la sceneggiatura, riscrivila.
- Fa passare un po’di tempo, leggi le battute ad alta voce, poi falle leggere ad un amico. Prendi nota di ciò che stona. Riscrivila.
- Riscrivila ripensando ai luoghi dove l’ambienteresti. Trova i luoghi, quelli che più si avvicinano e fai tante foto, studia le angolazioni più suggestive. Ti servono quelle che meglio si intonano con il senso della scena.
- Attento però, soppesa l’immaginazione: ogni cosa che scrivi in un copione ha un costo, quindi vacci piano con le spade laser!
- Diciamo che è finito l’alfabeto e tu hai finito la tua sceneggiatura, se sei stato bravo allora riuscirai a girartela con i tuoi risparmi, altrimenti o sei ricco, o erediti una somma da un defunto parente morto in uno strano incidente. I produttori non realizzano sogni, al massimo investono su un cavallo già vincente o molto più semplicemente, ti ignorano.
«Progetti immediati in cantiere?»
Come ti avevo detto ho scritto un film e dei soggetti di serie, credo interessanti. Nella speranza che anche nel nostro paese il mercato si allarghi e torni a puntare sull’autorialità, sulle idee e sul talento.