Sono passati già trent’anni dall’uscita del film “Mission” e il capolavoro di Roland Joffé è ormai diventato un grande classico della storia del Cinema. Tutto in questo film, compresa la magnifica colonna sonora del maestro Ennio Morricone (stranamente non premiata con l’Oscar), concorre all’ottima riuscita della pellicola.

La trama

La vicenda è ambientata nel Sud America del ‘700 colonizzato da spagnoli e portoghesi (precisamente nella foresta pluviale situata sopra le Cascate dell'Iguazú, che oggi si trova al confine tra Argentina, Brasile e Paraguay), dove alcuni Padri missionari gesuiti tentano di convertire, tra mille rischi e difficoltà, la popolazione indigena degli Indios.

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Dopo alcuni iniziali fallimenti, Padre Gabriel (interpretato da un memorabile Jeremy Irons) riesce, servendosi delle stupende melodie del suo oboe (e il motivo di Morricone “Gabriel’s Oboe” rimarrà per sempre una pietra miliare nella storia della musica da film), a conquistare l’animo nobile degli Indios. Il passo successivo di Padre Gabriel è l’indottrinamento degli indigeni e poi la fondazione di un’altra fiorente missione anche sopra le cascate.

Alla missione arriva anche Padre Rodrigo (interpretato da un sempre bravo Robert De Niro) che, diventato gesuita per espiare le colpe di aver ucciso il proprio fratello in duello e di essere stato mercante di schiavi, contrappone il suo carattere sostanzialmente aggressivo all’indole totalmente remissiva (ma fortificata dalla fede) di Padre Gabriel.

Il terzo personaggio su cui si basa il film è il cardinale Altamirano (un Ray McAnally perfetto per il ruolo) che, mandato in Sud America dalla Chiesa di Roma per decidere il destino delle missioni (che sono luoghi protetti dalla Chiesa dove gli Indios vivono liberamente) e per dirimere, in questo modo, alcune questioni politiche con la Spagna e con il Portogallo, alla fine sarà costretto, suo malgrado, a far prevalere la ragion di Stato, e cioè la consegna delle suddette missioni agli spietati colonialisti europei.

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La missione sopra le cascate, che si oppone al suo inesorabile destino anche grazie a Padre Rodrigo e ad altri gesuiti ribelli, viene così distrutta, e con essa muore anche il sogno di Padre Gabriel e di tutti quelli come lui. Nella desolazione finale solo pochi ragazzini indigeni si salvano e, allontanandosi sul fiume, ritornano verso la foresta, suscitando in noi la domanda su cosa sia la vera civiltà.

Il significato del film

Tutto il film ruota intorno alla parola “amore”. L’amore universale per il quale i gesuiti si battono, l’amore che può essere considerato anche come un sogno o un’utopia, ma che è l’unica vera civiltà esportabile da un mondo, quello dell’Europa colonialista del XVIII secolo, che invece conosce soltanto l’avidità e la prevaricazione (e che oggi non è molto cambiato).

Il film “Mission”, impreziosito anche da una perfetta fotografia premiata con l’Oscar, è sicuramente un’opera spettacolare e facilmente fruibile dal grande pubblico, ma è soprattutto una pellicola che sviscera temi profondi e universali, come quelli della fede e del coraggio delle proprie oneste convinzioni. Un pessimismo di fondo pervade tutto il film: è la consapevolezza che l’amore e la giustizia non hanno posto in questo mondo.

La drammatica scena finale della distruzione della missione, nella quale un’oasi di paradiso viene distrutta dall’egoismo e dall’avidità umani, è un avvenimento senza tempo, che assume una cifra universale e che appartiene, purtroppo, a tutte le epoche.