Ormai al giro di boa di Cannes 69 è il momento di tirare le somme. Solo due giorni alla fine del festival cinematografico più amato, seguito e sognato in tutto il mondo. Il luogo dove il Cinema, quello vero, indipendente, d’autore, hollywoodiano, ha portato il meglio di sé e consacrato divi del passato. Cannes, come del resto la Francia, è un luogo molto caro alla famiglia Scola. Qui il “nostro” Ettore ha ricevuto importanti riconoscimenti ed è stato apprezzato ancora prima che in Italia. Proprio qui, nell’Italian Pavilion, è stata presentata una mostra itinerante dedicata al maestro – Piacere, Ettore Scola –, uomo di cinema e di politica, che sarà esposta in autunno a Roma Tornando alla 69esima edizione del Festival di Cannes.

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Che dire?

Un Concorso da fare invidia già solo per i nomi che hanno percorso il red carpet e le Montée des Marches, immortalati da flash e obiettivi di ogni paese. Da Woody Allen che ha dato il via alla kermesse con Café Society, regalando ancora una volta il suo solito lato dolce e sensuale, a Steven Spielberg che ha portato sul grande schermo una favola “gigante” anche per adulti. Cannes69 è stata un’edizione ricca di nomi del cinema, ma anche di storie. È stata la prima volta di Julia Roberts, arrivata sulla Croisette accompagnata da George Clooney per il film "Money Monster" diretto da Jodie Foster, alla sua terza regia.

Un thriller pure e con le idee chiare su cosa mostrare e raccontare. 

Tra i titoli che faranno parlare sicuramente "I, Daniel Blake" di Ken Loach. Il regista che solitamente divide il pubblico in sostenitori e contrari, per la prima volta ha ottenuto un parare critico unanime: un gran bel film. Il 69esimo Festival di Cannes riservato anche molta attenzione al cinema italiano. Nessun titolo in Concorso, pochi film ma tutti eccellenti. Anche se Paolo Virzì con "La pazza gioia" ha letteralmente spiazzato la stampa internazionale.

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Accanto a lui il “piccolo” Claudio Giovannesi, presente a Cannes con "Fiore", una storia di giovani incompresi che si ritrovano e sostengono, in cui tutti gli attori sono alle prime armi, tranne un piccolo ruolo per Valerio Mastandrea. L’attore è stato a Cannes anche con Marco Bellocchio per "Fai bei sogni", tratto dal best seller di Massimo Gramellini.

Tornando agli internazionali impossibile non citare l’amate e odiata Kristern Stewart e Marion Cotillard. La prima a Cannes 69 per "Cafè Society e Personal Shopper"; La seconda, unica vera diva del momento, per "Mal De Pierres e Just la fine di monde".

A dirigere la Cotillard in quest’ultimo film è “l’enfant prodige” Xavier Dolan, che qualche anno fa con "Mommy" avrebbe meritato la Palma d’Oro. "Just la fine di monde" non è il suo miglior film, ma di certo è tra i pochi che se la giocano nella “finale”. Insieme a lui il romeno Mungiu. "Bacalaureat" è infatti una vera sorpresa di Cannes69. Un film applauditissimo in sala. Mentre "The Neon Demon" di Nicolas Windig Refn, atteso e trepidamente da molti, è ribelle e anti-hollywoodiano come il suo regista.

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Anche da lui ci saremmo aspettati di meglio.

"La fille inconnué" dei fratelli Dardenne, "Ma luote" di Bruno Dumont, "Paterson" di Jim Jarmush, "Ma' rosa" di Brillante Mendosa, "Loving" di Jeff Nichols, "The Last face" di Sean Penn e tanto altro ancora. Cannes 69 ha dato il meglio di sé, al punto da pensare: cosa resterà per la Mostra del Cinema di Venezia e per il Festival di Roma? Tanti, troppi film buoni. Nessuno veramente emozionante. Cannes69 sarà ricordata come l’edizione dei grandi nomi e delle nuove star. E dal fronte del Marché italiano qualche bella notizia: non solo "La pazza gioiaè stato venduto in diversi paesi, ma l’Italian Film Commissions e il ministero hanno stretto importanti accordi, fra tutti con il Cile.

E in attesa del verdetto finale: che vincano il cinema e la sua meravigliosa illusione.