In questi primi bagliori del 2017, è stato pubblicato un libro, “Nessuno come noi” Mondadori pp 252, che non fa assolutamente ‘rima’ con l’attuale temperie storica. Oggi c’è la crisi che ha solo una data d’inizio. Pare che nessuno riesca a scorgerne la data finale. In quegli anni, gli ottanta, invece e per chi se lo poteva permettere – così sembrava – si ‘lottava’ per un’inezia come l’apparenza. Era urgente sembrare qualcuno. Anche se non era molto chiaro chi. O meglio, forse sì.

Un ricordo che trova spazio in “Nessuno come noi” di Luca Bianchini, è un imperativo: bisognava essere paninari. Se non lo eri, appartenevi agli “sfigati”.

Dovevi essere per forza qualcosa: dark, punk, alternativo. Se proprio non si era già qualcosa, almeno si doveva dichiarare le proprie ambizioni. Si giudicava a colpi di Moncler, fibbie di El Charro, la zona dove si viveva, la seconda casa a San Sicario o a Laigueglia.

Adesso il sud è di moda

Luca Bianchini, in riguardo al contenuto di “Nessuno come noi”, si è espresso con una chiarezza che sconfina nel paradosso. “Se penso a quanto il sud è di moda adesso, non mi sorprenderebbe vedere che fra trent’anni saremo tutti a cercare cascine in Romania”. Il paradosso è lampante. In quest'attuale Paese e in disarmante armonia mondiale, o quasi, l’economia disfatta e tutto il suo entourage, pesa su tutti. Compreso il sud.

Soprattutto sul sud. Storicamente depresso e in ritardo. Quindi, va da se, che un sud di moda nel senso di terra emancipata economicamente, ancora è solo una speranza.

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Tuttavia, come ogni scrittore di razza sa fare, quel ‘sud’ tirato in ballo con nonchalance, è solo, per Luca, un effetto speciale. Un coniglio tirato fuori dal cappello, al momento giusto. Per usarlo come mezzo e veicolo dei suoi pensieri.

‘Terrone’ a metà

Luca Bianchini ha un'identità complessa. I suoi genitori sono italiani ma provenienti da luoghi geografici diversi. Suo padre è toscano. La madre, invece, è siciliana. Ma con una particolarità: è nata a Tunisi. Questo DNA culturale complicato, portò Luca a vivere un’adolescenza speciale. Infatti, se non poteva essere un ‘terrone’ a tutti gli effetti, tuttavia aveva gli strumenti per rapportarsi con i ragazzini che frequentavano Nichelino.

Nichelino è il paese che ha visto crescere il narratore. La cittadina raccoglieva, in quegli anni, un sacco di famiglie meridionali che erano giunte per trovare lavoro alla Fiat. Pertanto, Nichelino era un mix di Sicilia, Calabria, Puglia e Campania. I suoi negozi, ricorda Bianchini, facevano arrivare il pane da Altamura e le mozzarelle da Battipaglia. Comunque, nel libro viene fuori, che proprio quello strano mix di umanità, permise a tutti di arricchirsi. I ragazzi di allora, capirono che il mondo era complicato, che era diviso. Ma si batterono per renderlo più magico. Perlomeno, ci provarono.