Dove cercare lavoro? Dove acquistare a prezzi più bassi? Dove trovare i miei amici? E dove se non su internet! Siamo nell'era dei Millennials, la generazione Y che ha grande familiarità con le comunicazioni, i media e la tecnologia, che guarda con distacco a quella precedente, i cosiddetti i baby-boomers, i protagonisti del boom economico, gli agitatori dei moti sessantottini, coloro che vantano l'impegno politico. I figli del personal computer, i testimoni dei primi grandi progressi della tecnologia e i protagonisti delle rivoluzioni sessuali, politiche e sociali.

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Noi tutti, oggi, siamo invece il risultato di una vera e propria rivoluzione digitale, rivoluzione per altro ancora in corso. L'avvento di Internet ha cambiato in toto il modo di comunicare, ha reso più facile la ricerca e il reperimento di informazioni, ha trasformato le nostre abitudini, ci ha in pratica connessi con il mondo.

Indiscutibili i dati positivi e il miglioramento della qualità della vita grazie agli innumerevoli servizi e opportunità messi a disposizione dal web. Ma c'è un'altra faccia della medaglia, quella della comunicazione alterata dai social network, della dipendenza da smartphone e Facebook, del narcisismo dilagante sui profili on line, della depressione da isolamento virtuale e dallo sviluppo di una seconda personalità in rete.

Come è cambiata la comunicazione nell'era digitale

È quanto ha cercato di spiegare Patricia Wallaceinsegnante della Graduate School del Maryland University College – nel suo libro uscito qualche giorno fa “La psicologia di Internet” (Cortina Editore), tracciando il profilo psicologico e comportamentale dell'utente on line che si muove in un nuovo “spazio sociale”, il web.

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Il primo dato allarmante è la nuova tipologia di comunicazione che, essendo virtuale, è priva delle caratteristiche precipue di quella convenzionale. In primis non vi è più un confronto vis-à-vis e, di conseguenza, manca all'interlocutore un feedback immediato che falsa l'interpretazione del messaggio veicolato e spesso si registra una comunicazione passiva. In secondo luogo, si evidenzia un aumento dell'aggressività in quanto, in assenza dei segnali non verbali tipici di uno scambio orale: “online è più difficile esprimersi in maniera sottile, quindi le comunicazioni appaiono più brusche e aggressive” – sottolinea l'autrice. La distanza fisica causa invece “incertezza sul pubblico che ci vede e ci ascolta, e la percezione dell'anonimato”.

La rete, e in particolare il controllo che abbiamo on line sui testi e le immagini, porta la maggior parte degli utenti a costruirsi una seconda personalità, “una versione in qualche modo potenziata di se stessa” che tende a valorizzare le caratteristiche positive e lenire quelle negative, “a volte creando veri e propri personaggi nuovi rispetto al reale”.

La problematica più evidente è oggi la dipendenza da Internet, da smartphone e social network che potrebbe sostituire i rapporti sociali e alterare il modo di vivere con gli altri, in famiglia e con gli amici. Quello che si chiede Wallace nel libro è: “la paura di rimanere fuori è così forte da farci dimenticare le scadenze, trascurare le relazioni, o fallire nei test?”. Il timore è la perdita del fondamento della società, la comunicazione. In altri termini, forse, si stava meglio quando si stava peggio perché i rapporti avevano il privilegio dell'autenticità. Forse.