Le Iene, la straordinaria opera prima di Quentin Tarantino

Nel 1992 uscì nelle sale di tutto il mondo un film diverso, controverso e violento che sarebbe riuscito a segnare per sempre con il suo marchio indelebile l'intera storia del cinema. Il suo minaccioso titolo era Reservoir Dogs (adattato con Le Iene in Italia). Nonostante la trama fosse abbastanza semplice, un gruppo di gangster che decidono di formare una banda per mettere a segno una spregiudicata rapina a un grossista di diamanti nell'assolata Los Angeles, la pellicola riuscì a lasciare la critica letteralmente a bocca aperta. Forse gran parte del merito va ascritto alle straordinarie abilità del giovane regista dietro la macchina da presa, che si era occupato anche del soggetto e della sceneggiatura.

Il ragazzo di neanche 30 anni nativo di Knoxville nel Tennessee rispondeva al nome di Quentin Jerome Tarantino e, di lì a qualche anno, sarebbe diventato l'enfant prodige prediletto, la nuova gallina dalle uova d'oro di Hollywood. Il suo modo di girare affondava le radici nel passato, da cui traeva ispirazione a piene mani, ma, allo stesso tempo, risultava fresco, innovativo e soprattutto di rottura. La scena iniziale del lungometraggio era il suo manifesto programmatico, un vero marchio di fabbrica che Tarantino avrebbe riproposto costantemente lungo tutto il corso della sua memorabile carriera. I sei rapinatori, seduti a un tavolo con il Boss e suo figlio, stanno facendo colazione e parlano del più e del meno. In una sequenza di questo genere, qualsiasi altro regista avrebbe fatto ricorso al classico montaggio alternato, fatto di campi e controcampi.

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Ma qui si sta parlando di Tarantino che opta per un lungo piano sequenza circolare intorno ai commensali. Il resto è storia.

L'omaggio del Tribeca Film Festival per l'anniversario del film

Per celebrare il 25° anniversario dell'uscita di Reservoir Dogs, il Tribeca Film Festival ha organizzato un evento sensazionale. Il 28 aprile si è tenuta al Beacon Theatre di New York una proiezione speciale del film, che torna al Tribeca dopo la première mondiale del '92. A rendere davvero memorabile la serata è stata la presenza di Quentin Tarantino accompagnato dai quattro protagonisti: Tim Roth, Michael Madsen, Harvey Keitel e Steve Buscemi. Per l'occasione Tarantino ha prestato agli organizzatori una pellicola 35mm di Reservoir Dogs dal suo archivio personale. La proiezione non è andata liscia come tutti si sarebbero aspettati. Tarantino racconta divertito che non è stato possibile mostrare il film nel suo formato originale perché non erano disponibili lenti scope per il proiettore.

E non solo. Durante uno dei climax si sono accese le luci e verso la fine è pure saltata la corrente. Questi intoppi garantiranno all'evento l'ingresso nel mito. Il regista continua ricordando una cena a Malibù a casa di Keitel insieme a tutto il cast. Dopo aver trascorso la sera in compagnia di tutti quei bravi ragazzi, Tarantino realizzò che ce l'avrebbe fatta e che sarebbe riuscito a sfondare. Ma il momento più cool è toccato a Michael Madsen che ha finalmente svelato la sua ispirazione per la celebre "danza della tortura". L'attore racconta che la sceneggiatura era abbastanza vaga a riguardo e lui decise di prendere spunto da un balletto che aveva visto fare a James Cagney in un suo lavoro.