Alle ore 20.20 si è spento per arresto cardiaco in un ospedale degli Stati Uniti, il poeta russo Evgenij Evtushenko che aveva 84 anni. A dare il triste annuncio e' stata la moglie Maria Novikova: dal 12 marzo era ricoverato per motivi di salute nella città di Tulsa in Oklahoma. In vita aveva espresso il desiderio di essere sepolto a Peredelkino nel "villaggio degli scrittori" situato non distante da Mosca. Nel 1963 era stato candidato al Nobel come poeta e romanziere. Nato a Zima in Siberia il 18 luglio del 1932, ha esordito giovanissimo con la raccolta di versi, "Gli esploratori dell'avvenire" del 1952. Con il passare del tempo i suoi scritti si focalizzarono sull'attualità, sulle condizioni di vita della sua nazione oppressa da burocrati e dal potere.

Nel 1963 una sua opera, un'autobiografica, venne censurata dalla stampa di Regime. Insieme ad Andrei Voznesensky e a da altri scrittori contribuì alla rinascita della poesia lirica in Russia.

Nel 1958 ha scritto 'Al mio cane'

Fra le sue opere di maggior rilievo spiccano poemi dedicati alla sua terra d'origine: "La stazione di Zima", pubblicato nel 1956, "La centrale idroelettrica di Bratsk" del 1965. Nella sua carriera di scrittore aveva trovato anche il tempo di impegnarsi nel mondo della celluloide come regista, girando il film 'Giardino d'Infanzia' nel 1984, e nel 1990, 'Il funerale di Stalin'. Negli Stati Uniti insegnava letteratura russa all'Università di Tulsa Oklahoma. Nel 2006 vinse il Premio Librex Montale.Grande conoscitore dell'essere umano, nonchè drammaturgo, era convinto che non ci potesse essere al mondo umano privo di amore per la poesia: in un articolo del 2014 spiegò con una metafora che il riscaldamento globale non coincide con un raffreddamento pericoloso nei rapporti umani.

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Secondo Evgenij Evtuscenko, la poesia dovrebbe essere un valvola di sfogo, di confessione, di apertura verso gli altri, invece viene utilizzata da molti per nascondersi dietro i propri versi. Ecco una delle poesie scritte da lui.

"Al mio cane"

Ficcando il naso nero nel vetro,

il cane aspetta,aspetta sempre qualcuno.

Infilo la mano nel suo pelo,

io pure aspetto qualcuno.

Ricordi,cane,c'e' stato un tempo

quando una donna abitava qui'.

E chi era essa per me?

Forse una sorella,una moglie forse,

e forse,talvolta,sembrava una figlia,

a cui dovevo il mio aiuto.

Essa e' lontana...Ti sei fatto zitto.

Più non ci saranno altre donne qui'.

Mio bravo cane,sei bravo in tutto,

ma che peccato che tu non possa bere!