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Costanza è una donna sui sessant'anni, un'età che nella nostra società resta in mezzo, appesa tra giovinezza e vecchiaia, in una specie di desolata terra di nessuno. La signora, però, non ha nessuna intenzione di soccombere al ruolo che gli altri le vorrebbe imporre e, invece di farsi una ragione degli anni che passano, decide di reagire drasticamente: perché sprecare l'ultima parte della vita a piangersi addosso, ad aggirarsi tra le macerie di un matrimonio finito, portato avanti per abitudine, o soccombere alla depressione? Così decide di seguire l'istinto, di guardare al futuro, agendo con una sorta di incoscienza adolescenziale. Lascia il marito Dom, reo di non procurare più alcun brivido o emozione coniugale, decide di investire i soldi dell'eredità paterna in una Comune dove gli ex compagni di lotta sessantottini potranno ritrovare lo slancio politico di partenza e condividere ricordi e ideali, segue con partecipazione le vicende di una bella e giovane madre single, in cui forse le pare di ritrovare una parte di sé, passa da un'esperienza all'altra per scacciare depressione e senso di vuoto.

Ma quando il marito le rivela di avere incontrato un'altra donna, forse meno intelligente o affascinante di Costanza, ma una donna di cui lui si è innamorato e che lo ricambia, la nostra eroina decide di sparire dalla circolazione, generando il caos nella vita degli altri personaggi, forse una manovra ben studiata per restare al centro dell'attenzione e non soccombere alla solitudine.

Il libro della Ravera, che ha anche un blog con lo stesso titolo, affronta, in linea con lo spirito anticonformista dell'autrice di “Porci con le ali”, un nuovo tabù sociale, la donna che invecchia e tratteggia una protagonista femminile non convenzionale, libera e auto ironica, che lotta per non finire nello stereotipo e nell'oblio. E l'operazione riesce perfettamente perchè in Costanza noi tutte, donne dai cinquanta in su, possiamo identificarci, con un sorriso e con un pizzico di malinconia; forse un limite della narrazione è costituito dal fatto che l'autrice, innamorata del suo personaggio, finisce per sfilacciare lo sviluppo narrativo dell'ultima parte, dalla scomparsa in poi, riprendendo verve nel finale, quando Costanza, riapparsa dopo la fuga, dovrà vedersela con quello che più teme, la morte dell'amica simbolica di un tempo e il cambiamento.

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Il senso del libro è proprio nella casa vuota in cui la protagonista si ritrova alla fine. Il tempo non si può fermare, gli amici se ne vanno, come dice la canzone, ma restano i ricordi e quelli devono bastarci. Non si può evitare la morte, nostra o delle persone care, non si può ringiovanire e tornare gli stessi di prima.

Possiamo però opporci all'aridità, all'inutilità, caratteristiche spesso associate alle vecchiaia e trovare un senso e una verità della vita a dispetto dell'età che avanza.