“Per molti l’università è quella delle cricche, dei baroni e degli accordi sotto banco. E’ vero, l’università non ha sempre dimostrato di avere un’anima ma forse un pezzetto d’anima ce l’ha e spetta a noi tirarla fuori”. E’ un Carlo Smuraglia molto franco quello che incontra alla nota manifestazione milanese "Tempo di Libri" il suo caro amico scrittore, Nando dalla Chiesa per parlare a cuore aperto della dichiarazione d’amore che l’autore avrebbe “sottoscritto” nel suo ultimo libro intitolato Per fortuna faccio il prof. La dichiarazione d’amore di un insegnante per l’università. Un’università che a voler ben vedere avrebbe accomunato le sorti di tutti e due, entrambi professori universitari, entrambi parlamentari.

A proposito di dichiarazioni, è risaputo quanto le confessioni d’amore richiedano un clima ideale, un’atmosfera che la zelante associazione studentesca Bocconi d’Inchiostro, avvezza da sempre ad accogliere nel proprio salotto letterario numerose eccellenze italiane e internazionali, ha saputo indiscutibilmente creare. Questa volta in collaborazione con Bompiani.

Dalla Chiesa e Smuraglia si incontrano a 'Tempo di Libri'

Una dichiarazione d’amore, quella di Dalla Chiesa che, stando all’espressione dei volti che animavano il folto pubblico accorso a Spazio Incontri per incrociare lo sguardo dei due ospiti d’onore, deve aver fatto breccia nel cuore di qualcuno di loro. Primo, perché probabilmente come dice Smuraglia una confessione d’amore in un’epoca sciagurata come quella che affligge il nostro Paese, pervasa da guerre e odio, è sempre cosa positiva.

Secondo, perché gli ospiti devono aver percepito a chiare lettere come il libro di dalla Chiesa non dispensi meri consigli ma solo buoni esempi. Un libro che come più volte ha sottolineato l’ex senatore: “Ci indica la strada”. La strada per un’università più responsabile. Un’università che l’autore descrive sia come luogo “di bellezza e di cultura, di libertà e di servizio, di fatica che cambia il mondo” sia come spazio deputato a instillare un sapere puramente nozionistico. Un sapere freddo che talvolta s’impegna a fatica a combattere quel nemico dalla struttura tentacolare, forte e invisibile, chiamato Mafia.

Sebbene Smuraglia sia persuaso dall’idea che questa mega piaga malavitosa la si possa debellare: “Ho dedotto che si può. In ogni caso a sconfiggerla, non saranno né poliziotti né carabinieri né tantomeno i magistrati ma la cittadinanza tutta”.

In che modo? Non di certo introducendo nel piano di studi una o più ore di educazione alla legalità a settimana: “Questa è una fesseria che può essere concepita solo da chi non si è mai speso per alimentare la legalità.

L’educazione alla legalità si fa con l’esempio e l’esempio lo tiri fuori dalla tua capacità di essere esempio per gli altri”. Parola di Nando dalla Chiesa che allude a quei parlamentari che non solo non sono passati per l’università, ma non sono nemmeno passati per un’università che abbia insegnato loro che cosa fosse la mafia: “Non è colpa loro ma potrebbero formarsi o informarsi di più. Potrebbero avere più curiosità e soprattutto più umanità. Perché poi è questa che manca loro. L’umanità.” puntella il Prof, pronto quasi a scusarsi per una generazione, la sua, che ha permesso che le cose prendessero questa piega. Quella di oggi. Una piega stropicciata che lui stesso si è ritrovato a contestare, la prima volta quando aveva 18 anni e la seconda compiuti i 60. Fino a quando maturò l’idea che forse “fare muro contro muro non sarebbe servito a nulla se non a peggiorare le cose poiché la nostra società richiede solo principi di buon senso e di responsabilità che devono essere introdotti progressivamente” continua ancora dalla Chiesa.

Quanto ai burocrati? A parer suo trattasi di anime tutt’altro che acreative: “I burocrati sono creativissimi perché non perdono occasione per inventare regole che servono a fare stare peggio quelli che vivono sotto di loro o intorno a loro”.

Che anche i burocrati, come il bene e il male, come Caino e Abele, come le due forze contrapposte che governano l’umanità, siano un “male” necessario? Ai posteri l’ardua sentenza. “In fin dei conti, al mondo, non esiste storia senza bene e male o senza Caino e Abele. Immaginarlo è pura utopia ma il punto non è questo, il problema in Italia è che Caino è il potere da un secolo e mezzo” conclude Nando dalla Chiesa ammettendo che la criminalità organizzata esisterà sempre: “Ciò che si dovrà debellare sono i poteri criminali che premono sulla vita pubblica. Questa è la vittoria da ottenere. Questa è la vittoria che le nuove generazioni vedranno, e che io non faro in tempo a vedere”.

Dalla Chiesa questi temi caldi avrebbe potuto affrontarli nel suo libro ma non l’ha fatto solamente per un motivo: il suo non è un libro contro le università ma è per le università. Perché se oggi fa il professore, “un mestiere che viene giù dal cielo”, è solo perché esistono gli atenei. Non c’è tesi di laurea al mondo che non gli abbia insegnato qualcosa. Non c’è volta che quando un allievo si siede d’innanzi a lui non si ripeta: “che merito ho io? Chi me l’ha mandato? Sono tutti regali che ricevo ed è giusto che il libro parlasse di questo e non di altro”. Del resto, del rovescio della medaglia, ne ha parlato a sufficienza a Tempo di Libri. [VIDEO]