Iniziata l’8 maggio e terminata ieri, 19 maggio, la settantunesima edizione del Festival di Cannes si è caratterizzata per numerose novità (che vanno dal divieto dei selfie sul tappeto rosso, alla presenza per la prima volta nella sua storia dell’Arabia Saudita sul red carpet della Croisette) e per i temi trattati, che hanno dato la possibilità a questa edizione di essere chiamata a tutti gli effetti ‘engagée’ (politicamente e socialmente impegnata).

Temi molto importanti sia da un punto di vista politico, che da uno sociale: hanno di fatto segnato non solo i film vincitori della palma d’oro, ma anche i discorsi delle personalità invitate.

Temi sicuramente non sussurrati ma urlati a gran voce, per denunciare le incresciose situazioni che ormai si stanno sviluppando sempre di più e per metterle finalmente sotto gli occhi di tutti.

Ma oltre a tutto ciò, questa edizione si vede anche colorata delle tinte della nostra bandiera. Immensa è infatti stata la presenza italiana, che decisamente non è passata inosservata. Da Roberto Benigni che mette in simpatica ‘soggezione’ Gary Oldman nella presentazione dei premi, ad Asia Argento [VIDEO] che denuncia uno stupro e inneggia ai diritti delle donne, o ancora ai due vincitori Marcello Fonte (come miglior attore) e Alice Rohrwacher (per la miglior sceneggiatura).

I vincitori "impegnati"

Unità globale e fratellanza sono le due colonne portanti di ‘Un affare di famiglia’, pellicola del giapponese Hirokazu Kore'eda premiata dalla giuria capitanata da Cate Blanchett come miglior film.

‘Un affare di famiglia’ parla di una famiglia particolare, costruita dal caso e dalle scelte e non dettata da dei legami prestabiliti. Il regista nipponico vorrebbe dare un esempio, suggerire che grazie al Cinema i nemici si possono unire, dando un’immagine del Festival come quella delle Olimpiadi, giochi durante i quali tutte le guerre venivano sospese a favore di un’unione sotto il segno dello sport.

Un altro appello alla solidarietà e al potere illuminante del cinema viene da Nadine Labaki, attrice e regista originaria del Libano, che si attesta il Premio della Giuria grazie al suo film 'Cafarnao', la cui realtà concreta e cruda si evince anche dal fatto che è lei e solo lei l’unica autentica attrice in scena. Intriso di avvertimenti alla situazione dei profughi e dei bambini, il film si pone come una denuncia sull’origine dei problemi del mondo, da ritrovarsi proprio nella mancanza di amore in giovane età.

Il Grand Prix va invece a Spike Lee. La sua creazione, basata su una storia vera, 'BlacKKKlansman' sa molto della situazione odierna, mettendo sotto agli occhi dello spettatore temi come il razzismo violento.

Ma ancora, l’attenzione si sposta sul tema delle donne, con ‘Ayka’, che vede la sua protagonista essere eletta miglior attrice; o su quello dell’accettazione di sé, con ‘Girl’ di Lukas Dhont.

La presenza tricolore

Ma a questa presenza internazionale si aggiunge, come già accennato, quella italiana senza nulla da invidiare. ‘Lazzaro felice’, film che narra della decadenza dell’universo paesano raccontata sotto il punto di vista di un campagnolo, si aggiudica il premio per la miglior sceneggiatura, portando alla ribalta Alice Rohrwacher, che tra l’italiano ed il francese ringrazia emozionata.

Secondo riconoscimento tutto italiano è Marcello Fonte, distinto su tutti per la sua recitazione in ‘Dogman’ di Matteo Garrone. Marcello, che è stato anche il motivo per cui Garrone non aveva abbandonato il progetto di questa pellicola, elogia il cinema con tutto cuore e riceve il suo meritato premio da Roberto Benigni.

Il ruolo italiano non si esaurisce però qui. È Asia Argento infatti a riconoscersi su tutti quando, prima di annunciare la vincitrice per la miglior performance femminile, si apre al pubblico svelando lo stupro di cui è stata vittima nel 1997 proprio lì, a Cannes. Il colpevole, Harvey Weinstein, usava la Croisette come luogo privilegiato per scegliere le ragazze. Asia, attraverso questa rivelazione, universalizza la sua denuncia contro tutti quegli uomini irrispettosi verso le donne, presentando loro la consapevolezza che questa situazione di disparità avrà presto una fine.