Oggi 9 settembre compie 45 anni Michele Salvemini, conosciuto da tutti come Caparezza. A un anno di distanza dalla pubblicazione del suo settimo album in studio Prisoner 709, Caparezza si è portato a casa non poche soddisfazioni: dal doppio disco di platino per l'ultimo album ai tour tutti esauriti (o quasi) nei palazzetti italiani.

Dopo aver pubblicato Prisoner 709 Live, in cui oltre alle canzoni cantate in tour in questo ultimo anno è possibile trovare anche un libro fotografico, il rapper si prende una meritata pausa e tornerà a essere Michele.

Lasciatelo riposare perché "Tornerò quando avrò qualcosa di nuovo da dire", come lui stesso ha comunicato.

Michele prima di Caparezza

Chi era Caparezza prima di essere Caparezza? Dopo il diploma di ragioneria ottenuto a Molfetta, Michele Salvemini vince una borsa di studio per studiare all'Accademia di Comunicazione a Milano, ma presto abbandona quel mondo per potersi dedicare a tempo pieno alla musica.

Nel 1995 inizia la carriera musicale come cantautore con il curioso nome d'arte di Mikimix: arriva anche in televisione, lo vediamo nelle vesti di conduttore, in compagnia di Paola Maugeri, del programma tv Segnali di fumo, in onda su Videomusic. Partecipa a Sanremo Giovani nel 1995 con il brano Succede solo nei film e nel 1996 pubblica il suo primo album Tengo duro.

Di nuovo a Sanremo Giovani 1996 con il brano Donne con le minigonne, grazie al quale riesce ad accedere alla sezione nuove proposte del Festival di Sanremo 1997: a quest'edizione partecipa con E la notte se ne va, che anticipa di pochi mesi il suo secondo album La mia buona stella.

Arriva Caparezza

Svestiti i panni Mikimix, Salvemini cambia look: torna a Molfetta, continua a scrivere musica nel suo garage, e si fa crescere i capelli e il pizzetto. Il suo nome diventa Caparezza, nome che in dialetto molfettese significa "testa riccia", e tra il 1998 e il 1999 inizia a lavorare ad una serie di demo che lo aiutano a farsi conoscere come rapper, come Ricomincio da Capa e Zappa e Con Caparezza... nella monnezza.

Nel 2000 pubblica il suo album d'esordio dal titolo ?!, in cui riprende quasi tutti i brani pubblicati pochi anni prima nei suoi demo: il successo arriva però tre anni dopo con il secondo album Verità supposte, che ottiene un grande successo, trascinato soprattutto da un singolo che letteralmente spopola: Fuori dal tunnel.

Un singolo che divenne un tormentone estivo e lo ha reso popolarissimo e dal quale il rapper ha preso le distanze per il suo utilizzo smodato nelle discoteche: il senso del brano era, negli intenti originali, una critica al "divertimentificio" notturno che impone a tutti di svagarsi allo stesso modo.

Nonostante questo, Caparezza è stato sempre capace di sfornare album freschi e sempre attuali, ha sempre detto la sua, senza passare per quello che canta Fuori dal tunnel.

Con album come Habemus Capa, Le dimensioni del mio caos, Il sogno eretico, Museica, Caparezza ha sempre amato spaziare di genere in genere, senza rimanere fossilizzato sul rap. Un genere tutto suo, un rap lontano dalla violenza e dalla voglia di strafare, lontano dal lusso e dallo sfarzo, tipico dei più famosi e ricchi rapper americani: sempre pronto a commentare l'attualità politica senza risparmiare nessuno.

Il successo sembra non avergli dato alla testa, anzi è grazie alla sua testa che forse è arrivato il successo: lontano dai grandi riflettori del gossip, fa parlare di sé, e per fortuna, solo con la sua musica, e il riferimento a Fedez è ormai d'obbligo.

Gli ultimi anni

Uno spirito eclettico, capace di reinventare tutto, con grande sagacia e senso critico, con grande ironia e leggerezza che lo accompagnano sempre: e soprattutto nell'ultimo Prisoner Tour ci ha regalato concerti in cui si vive l'arte, non solo la musica.

Recentemente la sua vita è cambiata da quando, durante il tour di Museica, ha iniziato a soffrire di acufene, un fastidioso disturbo all'udito, ed è proprio in Prisoner 709 che racconta di come questo ha rimesso in discussione la sua vita: "L'acufene ha capovolto tutto. Prima ho reagito in silenzio, poi ho iniziato a scrivere". Non chiamatelo disilluso, lui preferisce essere un pessimista reattivo: pensare al peggio lo porta a dare il meglio di sé. E ci riesce in modo egregio. Tanti auguri Capa.