Odori, profumi, fragranze e aromi non hanno per il vicequestore Rocco Schiavone un grande interesse di marca scientifica. In fin dei conti il suo ruolo non prevede un camice bianco, da far svolazzare fra i tavoli ingombri di provette e soluzioni chimiche di un laboratorio della polizia scientifica. Tuttavia, come del resto segnalato da un buon e onesto testo di chimica, legato al tema ‘odore’ vi è quello del concetto di percezione: infatti, insieme alla percezione fisiologica di un certo odore, vi è anche quella psicologica. Ed è quest’ultima che sembra aver diritto di asilo nella visione del personaggio principale creato da Antonio Manzini.

Il caso

Il giallo “Rien ne va plus” (Sellerio Editore, pag. 310) è stato pubblicato il 10 gennaio 2019. Manzini presenta allo sguardo non convinto di Schiavone un furgone portavalori che, di punto in bianco, scompare letteralmente da qualsiasi tentativo di individuazione. Come se la strada, a un certo punto e stanca di farsi stiracchiare la coltre di cemento brunito, lo avesse ingoiato per punirlo. Però, una delle guardie adibite alla sua scorta è ritrovata. Era stato stordito da qualcuno, va da sé.

Non sa molto, ma quello che riferisce, i detective se lo fanno bastare. Così parte un’indagine che, tuttavia, non pare avere grandi sviluppi. È applicato il classico protocollo che la polizia mette in atto in caso di rapina. Ed è – visto il momento di impasse – il momento di, per il vicequestore Rocco, mettere in attività la sua personale percezione su quello che vede accadergli intorno. C’è qualcosa che non trova il posto giusto. L’ ‘odore’ che sente, o meglio, l’intuizione, gli fa capire che il puzzle che tutti i poliziotti hanno sotto lo sguardo, è maneggiato male.

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Il furgone sparito potrebbe sembrare a un occhio non allenato, un caso nuovo di zecca: insomma, trasportava ben tre milioni di euro, non sarebbe incredibile che qualche banda di fuorilegge potesse avere semplicemente studiato un piano, per assicurarsi una porzione di vita da vivere senza problemi.

Quando il passato ritorna

Certo, la congettura è credibile, ma l’ ’odore’ che sentiva Schiavone portava in altre direzioni. E non in avanti; piuttosto verso il passato. Il vicequestore inizia infatti a sondare con la mente un caso precedente che, senza un razionale aggancio, sembra ronzargli fra le meningi.

Rocco non è, come ben sanno i suoi lettori, il normale funzionario ben vestito; e il suo metodo non riflette l’ortodossia che prevedrebbe la sua figura; così come, le sue contraddizioni e le complicazioni che lo animano, a volte lo rendono scostante. Per contro, può accampare interrogativi esistenziali importanti. È una figura della quale ci si può fidare; e affidare le proprie simpatie. Per questo, durante lo svolgimento del giallo, si rimane delusi quando sono ventilate discussioni non lusinghiere sul suo personale passato.

Di uomo e poliziotto.

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