Bravo Mahmood, autore di una performance volitiva e capace di crescere serata dopo serata. La sua 'Soldi', accolta freddamente dalla giuria demoscopica dopo la prima serata, ha progressivamente conquistato tutti ed ha vinto meritatamente il 69° Festival di Sanremo. Il giovane cantautore italo-egiziano ha preceduto sul podio Ultimo, dato per favorito alla vigilia della serata finale, mentre il trio de 'Il Volo' si consola con il terzo posto.

Un mix tra urban music e sonorità mediorientali

Mahmood è piaciuto per la sua freschezza e per la capacità di prendere di petto il palcoscenico più prestigioso della musica italiana.

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Il brano è un mix di urban music e sonorità mediorientali che si sposano perfettamente, alla luce delle radici egiziane del giovane artista. 'Soldi' è un racconto della sua infanzia, del suo rapporto con il padre e di come il denaro cambi le famiglie e gli affetti, una testo a tratti feroce, magari poco adatto al classico 'stile sanremese', ma che nell'arco di sole cinque serate è diventato una sorta di tormentone, già ascoltatissimo ed apprezzato per il suo ritmo. Alla fine ha avuto la meglio su Ultimo, un'altra canzone super-ascoltata in questi giorni la sua 'I tuoi particolari'.

Al terzo posto 'Il Volo' le cui qualità vocali sono fuori discussione e, nel caso specifico, dobbiamo registrare l'abilità del talentuoso trio di 'emigrare' temporaneamente dal repertorio lirico a quello pop, entro i vasti confini della musica leggera italiana, giocando con le note di un brano brillantemente interpretato. Il tradizionale repertorio sanremese pertanto, alla fine viene premiato con il resto del podio.

La seconda giovinezza della Berté, incetta di premi per Cristicchi e Silvestri

Scorrendo la classifica, facciamo un applauso fino a spellarci le mani a 'Cosa vuoi da me' della redivida Loredana Berté, tornata ad una seconda vita artistica già la scorsa estate.

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Le qualità vocali, forse, non sono quelle degli anni d'oro, le doti da tigre da palcoscenico sono rimaste intatte. Meritavano miglior sorte a nostro avviso tanto Simone Cristicchi quanto Daniele Silvestri. Il primo è tornato dopo sei anni a regalare emozioni vere con una canzone molto introspettiva, melodica e struggente: 'Abbi cura di me' gli è valso i premi per la miglior interpretazione e la miglior composizione. Silvestri ha presentato un testo che colpisce allo stomaco come un pugno, un brano a metà tra il rap ed il cantautorato, certamente impreziosito dalla performance di Rancore: la dimostrazione di come due generi diversi possano coabitare nella stessa, magnifica esecuzione che è stata insignita con il premio della critica 'Mia Martini', quello della sala stampa intitolato a Lucio Dalla e quello per il miglior testo.

Positive le prove all'Ariston di Irama e di Arisa, entrambi nella top 10: il primo è ampiamente promosso dopo aver portato al Festival un brano impegnativo mostrando padronanza scenica, mentre Arisa è briosa e romantica, la sua 'Mi sento bene' ha strappato applausi e sorrisi.

Il 'caso Lauro'

Merita un capitolo a parte Achille Lauro di cui si è parlato molto in questi giorni. 'Striscia la Notizia' ha sollevato dubbi sul significato del testo di 'Rolls Royce', insinuando che potesse alludere non tanto all'auto di lusso quanto alla droga sintetica che porta lo stesso nome.

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Nella canzone, Lauro cita alcuni miti del cinema e della musica che sono morti prematuramente, icone dell'eccesso in nome del successo. Si è scomodato addirittura il vicepremier Matteo Salvini che ha definito 'penosa' la canzone, una band romana lo ha accusato di plagio: insomma, è accaduto di tutto. Se una canzoncina 'punk-rock' a tratti gradevole, ma tutto sommato nulla di speciale, è in grado di sollevare la parte più bacchettona del Paese, allora siamo messi davvero male. I discorsi di improvvisati censori che 'devono pensare al futuro dei loro figli' ed in tal senso trovano un ostacolo in Achille Lauro, lasciano il tempo che trovano. Soprattutto perché la canzone non presenta volgarità di nessun tipo e l'interpretazione dell'artista romano è assolutamente asciutta e priva di qualunque provocazione. Alla fine il rapper si classifica nono, premiato soprattutto dalla sala stampa ed esce a testa alta dalla bufera. Lui è il vincitore morale di questo Sanremo, il suo brano è tra i più ascoltati e coloro che lo hanno voluto trasformare in un novello Sid Vicious, prendendo spunto anche dal suo passato turbolento, se ne facciano una ragione. La storia della musica è colma di artisti che i riferimenti alla droga li hanno fatti davvero, ma non ci risulta che siano state presentate in passato interrogazioni parlamentari per appurare se Lucy stava davvero in cielo con i diamanti, tanto per citare i Beatles. Qualcuno ha davvero perso l'ennesima buona occasione per tacere.

Le altre canzoni

Certamente positive, poi, le prove di Enrico Nigiotti e dei BoomDaBash: nel primo caso è piaciuta la dedica al nonno come reduce di un mondo che va progressivamente scomparendo e che, in piccola parte, è scomparso anche con il 'Nonno Hollywood', mentre alla band salentina va il merito di aver portato solarità e ritmo sul palco dell'Ariston. Meritavano sicuramente qualche posizione in più gli Zen Circus, ottimi per testo ed interpretazione, così come i Negrita. Bello il testo di Motta, un pò meno probabilmente l'esecuzione. Senza infamia e senza lode Ghemon, Ex Otago, Nek, Francesco Renga e Paola Turci: in questi ultimi due casi l'interpretazione è certamente di prim'ordine, ma i brani non graffiano. Ci si attendeva di più da Anna Tatangelo e dal giovane Einar, mentre siamo costretti a bocciare i duetti: quello tra Federica Carta e Shade poteva dare di più, ma siamo convinti che la canzone avrà miglior sorte negli ascolti. Non ci sono sembrate bene assortite le coppie Patty Pravo-Briga e Nino D'Angelo-Livio Cori, anche se nel duo napoletano c'è una maggiore presenza scenica.

La conduzione: straordinaria Virginia Raffaele

Promossa per il secondo anno consecutivo la conduzione affidata a Claudio Baglioni, le esecuzioni dei suoi vecchi brani non mancano mai di emozionare, ma il cantautore romano ha aggiunto alcune 'perle' nei suoi duetti ed in particolare l'ultima sera quando ha eseguito 'Vedrai Vedrai' di Luigi Tenco insieme ad Elisa. Sufficienza piena per Claudio Bisio che in certi frangenti è sembrato un pò 'incatenato' dalla situazione più istituzionale di Sanremo, non potendo dunque dar luogo alla sua tipica esuberanza. Catene dalle quali si è liberata Virginia Raffaele: bellezza, simpatia, bravura, poliedricità, verve comica ed interpretativa. Il palco del Festival la conferma come una delle show-girl autentiche della scena artistica nazionale, show-girl nel senso reale del termine che, pertanto, racchiude estro e qualità.