È a Londra, è al British Museum e apre i suoi battenti fino al 21 luglio 2019. Si intitola “Love and Angst”, ovvero “Amore e Angoscia”, ed è un’esposizione che si rivela come la più grande mostra di stampe del norvegese Edvard Munch nel Regno Unito da ben 45 anni. Un vero e proprio viaggio nella mente del tormentato artista.

La mostra

La summa dell’Arte di Edvard Munch la possiamo oggi trovare nelle 83 opere esposte al British Museum, di cui circa 50 provenienti dalla collezione del Munch Museum di Oslo e le restanti dello stesso British e frutto di prestiti dall’Europa.

Tutte litografie incise con disperazione e passione, concise e crude nell’esporre le emozioni umane. Una delle opere più importanti ad essere esposte è proprio “L’urlo”, una delle immagini più iconiche della storia dell’arte, quella che forse ha reso più conosciuto e riconoscibile l’artista: qui ve ne è una rara litografia in bianco e nero con un’iscrizione che non è presente nelle versioni a colori più famose.

È un’iscrizione che comunica all’osservatore che ciò che sta guardando è una figura che non urla, come potrebbe sembrare, ma che sente un urlo e spalanca la bocca istintivamente a causa della forza di questo grido, cercando inutilmente di tapparsi le orecchie.

C’è scritto “Ho sentito un grande urlo attraversare la natura”. Il maestro dell’amore e dell’angoscia aspetta il pubblico al British Museum in un percorso immersivo e indimenticabile.

L’artista

Nato a Löten nel 1863 e morto a Ekely nel 1944 Edvard Munch è stato il ribelle, l’artista affamato e desideroso di esperienze nuove. Ha rinnegato la sua rigida educazione luterana, ha viaggiato per tutta l’Europa, raccogliendo in ogni dove l’ispirazione per la sua arte e al contempo vivendo appassionate storie d’amore.

Secondo di cinque figli fu segnato fin dalla tenera età da indicibili disgrazie familiari: la madre morta di tubercolosi quando aveva solo 5 anni e la morte dell’amata sorella maggiore Johanne Sophie, stroncata dalla stessa malattia.

Circondato fin da piccolo dall’ombra della morte, presenza che lo accompagnerà drammaticamente per tutta la sua vita, il piccolo Edvard iniziò ad interessarsi all’arte, disegnando per tenersi occupato.

Il padre rimase profondamente segnato dai molteplici lutti, cadde in preda alla malinconia e a una sindrome maniaco-depressiva, la sorella Laura iniziò ad essere affetta da crisi psichiche, il fratello Andreas si sposò e morì subito dopo il suo matrimonio.

Questi furono gli eventi che segnarono per sempre l’artista, tormentato costantemente da incubi e malattie, intrappolato in un mondo macabro e pieno di solitudine, segni inconfondibili delle sue future opere.

Avviato in un primo momento agli studi di ingegneria se ne sottrasse dedicandosi completamente all’arte, a Oslo entrò in contatto con l’ambiente bohémien e l’avanguardia norvegese, nel 1885 si recò a Parigi, le sue prime opere centrate sui temi dell’amore e della morte vennero in un primo momento stroncate…fu il cosiddetto “Caso Munch” (1892), la mostra di Edvard viaggiò e l’interesse per il pittore dello scandalo crebbe.

Viaggi, mostre, produzione prolifica, crisi, allucinazioni, crolli nervosi…una vita intensa, un artista che anticipa tutti i temi dell’Espressionismo, che cattura lo spettatore, che gli parla dell’angoscia esistenziale, della solitudine umana, della costante presenza della morte, dell’incertezza del futuro e della crisi inevitabile dei valori a cui si tenta di aggrapparsi.

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