“Ti fidi di me?”. Sì, perché di fiducia si tratta ogni qualvolta si va a vedere un nuovo live-action targato Disney. Nonostante i successi al botteghino di questo filone, il target qualitativo ha (quasi) sempre lasciato (è proprio il caso di dirlo) a desiderare. Con Il Libro della Giungla sembrava che la strada giusta fosse tracciata: Jon Favreau, nel 2016, si dimostrò abile nel rendere giustizia al capolavoro del 1984.

Purtroppo però non tutte le ciambelle escono col buco e con La Bella e La Bestia, e soprattutto Dumbo di Tim Burton, si è dimostrato che non sempre il binomio grande regista/grande cartone animato risulta vincente.

Con tutte queste premesse, l’hype per Aladdin poteva non essere totalmente alle stelle. Tuttavia la fiducia di non abbandonare Aladdin sul tappeto volante ha comunque avuto il sopravvento ed è stata ripagata con 128 minuti di intrattenimento, risate e romanticismo disneyano come forse mai prima di oggi. Il regista Guy Ritchie è riuscito non solo a rendere originali le sequenze pirotecniche del ladruncolo di Agrabah (grazie anche alla sua esperienza maturata nel dirigere i due Sherlock Holmes e il più recente King Arthur), ma come sceneggiatore ha mescolato al meglio la storia tradizionale con piccole ma importanti novità, come la caratterizzazione di Jasmine (Naomi Scott) non più passiva e speranzosa fanciulla alla ricerca dell’amore, ma donna forte e consapevole delle proprie potenzialità anche sul piano politico in un mondo in cui il valore femminile era pari a zero.

Il Genio di Bel-Air

Inutile dire quanto Will Smith sia straordinario: il suo ingresso in scena fa letteralmente decollare il film, dosato nella presenza scenica ma determinante nello scandire il ritmo della pellicola. prende le redini del personaggio ereditato da Robin Williams, dandogli il tocco guascone del principe Bel- Air. Il protagonista, Mena Massoud, fa il suo e rende credibile lo straccione Aladdin e il suo ruolo in questo adattamento continua ad essere il medesimo, senza troppe differenze con l’originale così come il tappeto volante e la splendida scimmietta Abu.

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'Quel tipo'

Insomma gli elementi per un lieto fine sembravano esserci tutti poi è arrivato Jafar (Marwan Kenzari) :poco incisivo, poco cattivo e decisamente troppo giovane. Una debacle della scelta del casting che però, va detto, non incide sulla qualità complessiva del film. Tutto funziona ed è controbilanciato dall'ottima resa generale dei protagonisti, delle canzoni e dei balli kitsch in pieno stile Bollywood.

Una fiducia ripagata soprattutto per chi è cresciuto negli anni 90’ canticchiando e stonando “le notti d’orienteee!!!”. .https://it.blastingnews.com/cultura-spettacoli/2019/05/il-tappeto-di-aladdin-diventa-unopera-darte-grazie-a-koi-002919551.html

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