Massimo Troisi aveva 41 anni quando è morto. E' successo il 4 giugno del 1994 a casa della sorella Annamaria, a Ostia. Esattamente 12 ore dopo la fine delle riprese dell'apprezzatissimo film Il Postino. La causa era relativa a uno scompenso cardiaco alla valvola mitralica. Il regista, prima di iniziare a girare, era tornato dal suo chirurgo De Beckey che lo aveva già operato nel 1976 in America. La soluzione ai suoi problemi di salute poteva essere un trapianto di cuore, ma non l'ha voluto fare.

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Sapeva, quindi, che non poteva fare troppi sforzi, ma non voleva perdersi l'occasione di avere Philippe Noiret nei panni di Neruda. Il suo ultimo film aveva anche ricevuto 4 candidature agli Oscar nel 1996 e ne aveva vinto uno per la miglior colonna sonora di Luis Bacalov.

Il suo cinema aveva in qualche modo anticipato il suo triste destino

Definito il 'Pulcinella senza maschera', Troisi si era fatto subito notare con la sua prima pellicola 'Ricomincio da tre' del 1981.

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Il film, prodotto da Mario Berardi, non aveva ricevuto delle critiche molto positive: regia troppo didattica, movimenti di macchina ridotti all'osso e inquadrature statiche. Il pubblico, però, lo aveva amato perché aveva rappresentato un nuovo Don Chisciotte che si scontrava con i luoghi comuni dell'Italia, contemporaneamente impaurito dallo scombussolamento delle virtù rituali. La sua carriera era iniziata a teatro, facendosi proclamare dal pubblico il naturale erede di Edoardo De Filippo, portatore di una sofferente e beffarda napoletanità.

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Cinema

Era entrato a far parte del gruppo 'I Saraceni' e 'La Smorfia' con i suoi amici Enzo Decaro e Lello Arena. Poi è riuscito andare oltre i confini locali. Il suo napoletano brioso, ritmato, impetuoso e vitale era arrivato nelle reti televisive nazionali e poi al Cinema. Emblema della sua poetica è il suo film tv 'Morto Troisi...viva Troisi' in cui con ironia vengono presentati dei personaggi che muoiono prematuramente.

La sua parlata napoletana, quindi, era diventata accessibile a chiunque oltre le parole; il suo personaggio si era trasformato in modello universale, la maschera si era mutata in volto ed è diventato sinonimo di un sentire universale.

La fama di Massimo Troisi è stata istantanea, fragorosa e improvvisa

Proprio i primi anni '80 sono stati i più produttivi per Massimo. Questo perché aveva iniziato un sodalizio con Roberto Benigni.

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Con quest'ultimo, infatti, aveva trovato un'immedesimazione immediata. Tutto questo era iniziato con 'Non ci resta che piangere' del 1984 che aveva avuto un grande successo di pubblico. Un film di denuncia politica e sociale. Molto importante è stato il legame artistico e affettivo avuto con la sceneggiatrice Anna Pavignano. Ci sono due pellicole di Troisi che non bisogna scordare: 'Le vie del Signore sono finite' del 1987 e 'Pensavo fosse amore...e invece era un calesse' del 1991.

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