Il lato più oscuro e malefico dell'animo femminile impregna giocosamente "Otto donne e un mistero", testo dello scrittore, attore e regista francese Robert Thomas, che è stato tradotto dall'attrice Anna Galiena per la versione teatrale siglata dalla regia di Guglielmo Ferro. Lo spettacolo è andato in scena con successo a Rovigo - sul palcoscenico del Teatro Sociale - lo scorso 15 gennaio, preso in carico da un cast d'eccezione in cui figuravano, oltre ad Anna Galiena, Paola Gassman, Debora Caprioglio, Caterina Murino, Antonella Piccolo, Claudia Campagnola, Giulia Fiume e Mariachiara Di Mitri.

Un thriller psicologico, in cui ciascuna donna è costretta a lasciar cadere la propria maschera e ad inerpicarsi nelle diatribe della sopravvivenza per sfuggire all'accusa devastante di essere l'autrice di un delitto. La verità stenta a venire a galla, ma una sola cosa è certa: Marcel, unico uomo della storia - che non appare mai in scena - cui tutte sono legate per legami matrimoniali, di parentela o lavoro, è stato trovato con un pugnale conficcato nella schiena in una nevosa notte di Natale.

Otto donne sull'altalena del dubbio

Il modulo interpretativo del dramma "Noir" è il dialogo, scandito dal confronto ad otto voci di tutte le coprotagoniste che invade un proscenio semisterico, oppure frazionato in siparietti a due somiglianti a confessionali in cui ciascuna rivela all'altra fatti torbidi e nascosti. Tutte le interpreti sanno restituire al pubblico una coralità ben amalgamata, muovendo le leve di una commedia divertente, in fondo essa stessa concentrata nella distanza sorridente da fatti che sembrerebbero iperbolicamente spaventevoli o ripugnanti.

"Otto donne e un mistero" poggia narrativamente sulla circostanza della riunione per Natale in una villa agiata di un gruppo di amiche e parenti e sulla scoperta di un delitto. La neve isola la casa ed i fili del telefono risultano tagliati. Quel che accade è la fuoriuscita imprevista e perversa di odi e di vizi che scardina i legami e i rapporti di forza.

Lo stesso testo è divenuto un film nel 2002 con la regia di Francois Ozon e protagonista Catherine Deneuve insieme a Fanny Ardant e Isabelle Huppert.

Lo spazio teatrale, come ha sottolineato Paola Gassman, si adatta, però, molto bene alla storia sorretta da una vibrata impostazione dialogica. Caterina Murino ricorda il paragone con un altro celeberrimo romanzo: "Dieci piccoli indiani" di Agatha Christie nel quale i personaggi, bloccati su un'isola, vengono uccisi uno dopo l'altro. Nell'opera di Thomas - invece - di delitto ne viene commesso solo uno.

Donne che non cercano emancipazione

Thomas scrisse il suo dramma quando il '68 era ancora lontano, tratteggiando personaggi femminili in grado di scarnificarsi simpaticamente a vicenda a causa di un uomo e, forse soprattutto di interessi venali (ad esempio la madre di Marcel tiene i certificati dei propri titoli sotto il cuscino).

Il racconto esclude ovviamente qualsiasi senso di riscatto collettivo dell'identità femminile, ed è caratterizzato, al contrario, da impennate narcisistiche per ricerca di seduzione, ricchezza, autoaffermazione a scapito dell'altra. Thomas, anche se con verve comica, ha visto così le donne, mettendo al primo posto del suo tessuto narrativo un sottofondo di divertimento e suspense. Il cast delle brave attrici che ha rappresentato "Otto donne e un mistero" a Rovigo ha acceso in modo convincente il motore del racconto, coinvolgendo pienamente il pubblico che ha tributato lunghi applausi finali.

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