L’11 marzo di cento anni fa a Mar de Plata, cittadina costiera della Pampa, a circa duecento chilometri da Buenos Aires nasceva Astor Piazzolla, il musicista e strumentista che era destinato a rivoluzionare la tradizione della musica argentina con la sua avanguardia confluita nel suo "Nuevo Tango" tutt'ora suonato e ballato in tutto il mondo. I nonni paterni, Pantaleone Piazzolla, un pescatore, e Assunta Manetti, casalinga, erano nati in Puglia e Toscana ed erano emigrati nei primi dell’Ottocento in Argentina.

La capitale Buenos Aires per il centenario dell'artista ha organizzato decine di appuntamenti, benché la pandemia sia ancora molto pericolosa.

Ha riaperto alcuni principali teatri per ricordare il suo più grande musicista di ogni tempo, il suonatore di bandoneón, la fisarmonica inventata dal musicista tedesco Heinrich Band nel 1800. E diventato lo strumento base delle orchestre di tango.

L'Argentina ha numerosi eventi per celebrare il musicista famoso per la fisarmonica bandeneón

Oggi il contributo di Piazzolla alla storia della musica e soprattutto al Tango che è la musica argentina per eccellenza, è riconosciuto a livello internazionale, anche se il percorso dell'artista italo-argentino non è stato così facile: fu anche accusato dai puristi tangueros di distruggere la tradizione che, secondo loro, è incompatibile con l'evoluzione della musica.

Piazzolla per alcuni anni, prima di ottenere il successo in Argentina che meritava, e poi nel mondo, fu persino etichettato come il "killer del Tango". Un nomignolo ingiusto che non corrisponde alla realtà dei suoi veri meriti di coraggioso innovatore.

La vasta formazione musicale di Piazzolla con la sua continua ricerca musicale che spaziava da Johann Sebastian Bach al Jazz, ha permesso al Tango di fare un grande balzo in avanti, salvando, soprattutto, le sue forme cantate più popolari e portandolo anche nelle sale da concerti.

Il musicista, infatti, provava lo stesso amore sia per la musica classica sia per quella tradizionale. Fondeva Bach e il Tango, aggiungendovi manciate di jazz e musica moderna, quando la maggior parte dei musicisti argentini, all'inizio della sua carriera, gli dicevano che si può cambiare tutto nella musica, ma non il Tango.

Piazzolla amava la classica e la moderna, Bach e il Jazz e portò il tango nelle sale da concerto

Astor Piazzolla fin da giovanissimo si era formato con compositori come Alberto Ginastera e anche eminenze del Tango come Aníbal Troilo. Era spesso tormentato se darsi alla musica sinfonica o sposare il Tango. Decidsivo fu l'incontro con la musicista e pedagoga francese Nadine Boulanger che gli diede alcune lezioni negli anni Cinquanta a Parigi. Fu la Boulanger a fargli capire che il compositore classico e il suonatore di Tango potevano ritrovarsi in un solo artista capace di spingersi fino all'essenza di ogni genere.

Da quel momento Piazzolla ha cavalcato la rivoluzione che tanto sconvolse i difensori, puri e duri, della tradizione del Tango.

Una rivoluzione in cui convivevano i suggerimenti ereditati da Stravinsky e Bela Bartok con il bandoneón e gli stili più contemporanei. Con queste sonorità eclettiche formò il suo Octeto Buenos Aires, una formazione con la quale introdusse nel Tango uno strumento fino ad allora inedito, la chitarra elettrica, insieme al bandoneón che conviveva con archi e pianoforte. Un riuscitissimo esperimento musicale, diventato leggenda e musica seguitissima che lo rese molto inviso ai puristi del genere, ai quali lui diceva: "Io non faccio Tango, faccio musica contemporanea di Buenos Aires".

Per difendersi dai puristi, l'artista diceva: 'Io non faccio Tango, ma musica contemporanea di Aires'

E a dispetto delle critiche molto feroci dei soliti puristi, Piazzolla, l'italo-argentino, emigrato poi per qualche anno a New York, aveva poggiato le rotaie verso il successo, senza mai tradire il suo Paese del cuore e di nascita, l'Argentina.

Arrivarono celebri canzoni che scalarono la classifica argentina come Adiós Nonino, scritta alla morte del padre; Balada para un loco, Las cuatros estaciones Buenos Aires. Sopra tutti gli diede la fama internazionale l'album Libertango, registrato in Italia e pubblicato nel 1974: un disco che fin dal titolo è una dichiarazione di intenti e principi. Libertango, la title track dell'LP, è uno dei brani più conosciuti e suonati di Piazzolla. Lo hanno interpretato il violoncellista Yo Yo Ma e il chitarrista Al Di Meola.

Si misurò anche Grace Jones con il brano di Piazzolla: cantò una versione personale intitolata I've seen that face before che il regista Roman Polanski volle inserire nel suo thriller Frenzy nel 1988 e interpretato da Harrison Ford ed Emmanuelle Beart.

Fu la riscossa dell' "assassino del Tango", un suo brano in un film di Hollywood. Era diventato il più grande musicista e compositore di Tango in Argentina e del mondo, con il permesso di Carlos Gardel, il padre della musica di Buenos Aires. Piazzolla usava frasi prese dai romanzi dei grandi scrittori sudamericani come Enesto Sabato e Jorge Luis Borges per riempire le sue liriche, un'intuizione semplice e geniale che lo reso immortale come i testi letterari.

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