"Non mi interessa tanto l'atto, mi interessa la disperazione", così Coez apre la sua chiacchierata nel podcast Tintoria, condotto da Daniele Tinti e Stefano Rapone. Il cantautore - all'anagrafe Silvano Albanese - ripercorre il suo viaggio artistico, dagli esordi con i graffiti fino al successo nella musica, senza dimenticare aneddoti e riflessioni sulla sua carriera.
Dai graffiti alla musica
"Facevo molte metro, mi piaceva fare graffiti. Pensavo che la metro fosse il posto più tranquillo per dipingere, ma ovviamente non lo era", racconta Coez, ricordando il periodo in cui scendeva nei tombini per raggiungere i treni parcheggiati.
"Era un ambiente duro, se sbagliavi a scrivere sopra a qualcuno, rischiavi di finire a litigare. A un certo punto ho capito che le canzoni erano mie, nessuno me le poteva cancellare, e ho iniziato a scrivere".
Il successo e il crollo della distribuzione
Il grande salto arriva con "Faccio un casino", album che ha cambiato la carriera di Coez. "Ero pronto, avevo investito tutto, e quando 'La musica non c'è' ha scalato le classifiche, pensavo fosse il momento più bello della mia vita". Ma proprio allora arriva la doccia fredda: "La distribuzione fallisce e mi crolla tutto addosso. Ho pensato che la vita mi stesse dicendo che era inutile insistere". Nonostante il periodo difficile, Coez è riuscito a mantenere il controllo delle sue royalties, trasformando quella battuta d'arresto in una vittoria.
Sanremo e X Factor, tra rifiuti e riflessioni
Coez ha sfiorato più volte la partecipazione al Festival di Sanremo. "La mia etichetta mi propose come quota rap, ma poi scelsero Rocco Hunt, che vinse. Un'altra volta portai 'La musica non c'è', ma non venne preso". Sul futuro, non esclude nulla: "Non lo so, dipende dal pezzo. Andarci è coraggioso, ma lo è anche non andarci".
Diverso il discorso su X Factor: "Non mi ci vedo a giudicare chi canta davanti a me, non fa per me. Dire a qualcuno 'sei bravo' o 'non sei bravo' non è il mio mestiere".
Il successo ha cambiato la vita di Coez, ma non sempre in positivo: "Le persone ti vedono diversamente, anche in famiglia. Devi prendere le misure, capire chi ti vuole bene davvero".
Nei live, invece, l’emozione resta forte: "Nei club da mille persone hai il pubblico in faccia, nei palazzetti sei con le in-ear, è come stare in cuffia davanti a un mare di gente".
Tra passioni e curiosità
Nonostante la musica, Coez conserva alcune passioni. "Sono un fan di Lillo e Greg, la prima volta che vidi Greg stavo fumando sul balcone di un amico, gli urlammo e lui sparì dietro la finestra". Sul cibo, confessa: "Se mangio male, mi rovino la giornata. A Roma ho pochi posti fissi dove vado, uno è Sakana, un ristorante giapponese dove so già cosa ordinare per tutti".
Nella parte finale dell'intervista Coez racconta la sua esperienza più imbarazzante di quando è dovuto correre in bagno nel momento peggiore: "Stavo a Brooklyn in un ristorante cinese, ho mangiato un boccone e subito ho capito che non andava. Mi sono alzato e ho vomitato tutto, sudore freddo, una cosa orrenda".