In segno di protesta per la mancanza di un contratto unico a tutela dei lavoratori del settore, le maestranze del cinema italiano hanno scelto una modalità simbolica: una lettera a Babbo Natale, pubblicata il 23 dicembre 2025. L’appello, promosso dall’associazione Maestranze dello Spettacolo e sottoscritto da centinaia di addetti – tra tecnici, operatori, fonici, scenografi e truccatori – sottolinea la precarietà di una situazione definita “insostenibile”. Nel testo della lettera, i lavoratori chiedono esplicitamente: “Caro Babbo Natale, portaci il contratto”, evidenziando come, nonostante il contributo fondamentale al successo dell’industria cinematografica nazionale, le regole contrattuali siano ferme da anni.

La lettera è stata diffusa pochi giorni prima delle festività natalizie e in un periodo cruciale per il rilancio del settore audiovisivo in Italia, dopo anni segnati dall’incertezza legata al post-pandemia e alle trasformazioni tecnologiche. L’iniziativa mira a richiamare l’attenzione delle istituzioni, dei produttori e dell’opinione pubblica sulla necessità di riconoscere maggiori tutele contrattuali, condizioni di lavoro stabili, adeguamenti salariali e diritti previdenziali. La mancanza di un contratto viene definita dai promotori come “un’anomalia che penalizza chi lavora quotidianamente sui set”, e si chiede un impegno concreto anche alle associazioni di categoria e alle case di produzione.

Il valore delle maestranze

Le maestranze rappresentano una componente essenziale dell’industria cinematografica italiana, la cui rilevanza ha radici profonde nella storia del cinema nazionale e internazionale. I tecnici, gli scenografi, i fonici, i macchinisti e i costumisti contribuiscono in modo determinante alla qualità e al successo di film e serie tv, lavorando spesso dietro le quinte con professionalità e impegno. Tuttavia, la precarietà lavorativa e l’assenza di un contratto condiviso rappresentano elementi critici che negli ultimi anni hanno innescato numerose mobilitazioni e appelli. Nonostante la significativa ripresa della produzione audiovisiva in Italia negli ultimi due anni, alimentata anche da investimenti pubblici e incentivi fiscali, molte figure professionali rimangono prive di tutele adeguate.

La lettera-appello si inserisce in questo contesto di dibattito aperto, ponendo la questione salariale e la necessità di un nuovo contratto collettivo al centro dell’agenda culturale e politica.

Le rivendicazioni del settore

La richiesta di un contratto unico per le maestranze del cinema si accompagna a una serie di rivendicazioni condivise da numerose associazioni e da rappresentanti del settore audiovisivo. Negli ultimi anni sono emersi tavoli di confronto tra sindacati, associazioni di categoria e produttori, senza che si arrivasse però a un’intesa definitiva. Secondo i dati forniti dagli stessi lavoratori, il numero dei tecnici e operatori impiegati ogni anno sui set italiani supera le 12.000 unità, distribuite su centinaia di produzioni tra cinema, fiction e pubblicità.

Le principali richieste riguardano orari di lavoro regolari, retribuzioni eque, copertura assicurativa e riconoscimento della natura artistica della professione. Le istituzioni, in particolare il Ministero della Cultura, sono spesso chiamate a mediare e facilitare il dialogo per la definizione di un contratto moderno e allineato alle esigenze del settore. In questa prospettiva, l’appello del 23 dicembre 2025 rappresenta l’ennesimo tentativo di sollecitare un cambiamento strutturale che metta finalmente al centro il valore umano e professionale delle maestranze dello spettacolo.