La statua di Minerva, celebre bronzo di probabile periodo ellenistico ritrovato nel sottosuolo di Arezzo nel 1541, torna nella sua sede di origine con una mostra in programma dal 15 febbraio al 6 settembre 2026 presso il Museo Archeologico “Gaio Cilnio Mecenate”. L’inaugurazione, avvenuta il 14 febbraio, ha visto la presenza di importanti esponenti istituzionali, tra cui il ministro della Cultura, che ha sottolineato come la restituzione del simbolo dell’ingegno e dell’operosità alla comunità aretina rappresenti il mantenimento di una promessa e il frutto di una proficua collaborazione.
La statua, alta 150,5 cm, raffigura Atena/Minerva con chitone, himation, egida con testa di Medusa ed elmo corinzio. Studi recenti la collocano nei primi decenni del III secolo a.C. (circa 300‑270 a.C.), con un’origine che potrebbe essere italica o della Magna Grecia. Originariamente donata al duca Cosimo I de’ Medici, la scultura è confluita nelle collezioni archeologiche granducali per poi approdare nel 1871 al Museo Archeologico Nazionale di Firenze. Ora, la sua esposizione nel museo aretino avviene in uno degli ambienti più suggestivi dedicati alla sezione romana.
Il percorso espositivo e l’impegno culturale
La mostra, intitolata “La Minerva di Arezzo. Una storia di comunità ritrovata”, è arricchita da un programma di eventi, performance, laboratori e iniziative dedicate a scuole, cittadini e professionisti.
Queste attività rientrano nel progetto nazionale “Semi di comunità – Piano Olivetti per la cultura”, promosso dal ministero della Cultura. L’inaugurazione è stata inoltre caratterizzata da una performance teatrale itinerante dal titolo “Minerva è qui. Quando una dea torna a casa”.
Il percorso espositivo adotta una narrazione aggiornata e immersiva, ripercorrendo la scoperta del bronzo, la sua fortuna collezionistica fiorentina e la sua complessa storia conservativa. Viene approfondito il contesto archeologico del ritrovamento, identificato nei resti della domus di San Lorenzo, una vasta e lussuosa residenza romana databile tra la fine del I secolo a.C. e l’inizio del I secolo d.C. La mostra coincide con interventi di rinnovamento strutturale e museografico di alcune sale del museo.
Un patrimonio e un’identità: storia e opere
La Minerva di Arezzo fu scoperta nel 1541 presso la chiesa di San Lorenzo e acquistata da Cosimo I de’ Medici nello stesso anno. Dopo vari restauri, inclusi quelli settecenteschi con integrazioni in bronzo e gesso, la statua entrò a far parte delle collezioni medicee. Un significativo restauro nel duemila ha permesso di eliminare le aggiunte settecentesche, recuperando l’assetto originale della scultura, oggi presentata nella sua versione più autentica.
Il bronzo, alto un metro e cinquantacinque, raffigura la dea in piedi, con peso sulla gamba destra, sandali a più strati e dettagli come un laccetto infradito tra l’alluce e il secondo dito. Quest’opera incarna l’elevata perizia degli artefici italici o magnogreci.
Il ritorno ad Arezzo rafforza il legame tra patrimonio e comunità, restituendo alla città uno dei suoi massimi simboli identitari, capace di dialogare sia con i residenti sia con i visitatori.
In conclusione, la mostra si propone come un’occasione per valorizzare la cultura come motore di coesione e sviluppo locale, promuovere la partecipazione civica e favorire la conoscenza di un’opera d’arte antica profondamente radicata nell’identità storica di Arezzo.